Cotta


Descrizione: 

L'insediamento di Cottae è localizzato su una piana costiera fra il Djebel Kebir (la grande montagna) che forma il Cap Spartel e il Djebel Djebila (la piccola montagna). L'evoluzione della linea di costa oceanica degli ultimi tre millenni costituisce un problema per la valutazione del porto di Cottae, indispensabile alla commercializzazione delle produzioni alieutiche (salse di pesce in particolare) e olearie. Si può ipotizzare un progressivo interrimento dell'insenatura che gli antichi denominavano Kotes a seguito di apporti fluviali, benché l'oued Kril sbocchi a nord di Cottae e del promontorio della Grotte d'Hercule e solo due piccoli corsi d'acqua si gettino in Oceano rispettivamente a settentrione dell'abitato di Cottae, e fra questo e la sua necropoli, mentre maggiore è l'apporto dell'oued Bou Chalef a mezzogiorno di Cottae. Gli scavi archeologici hanno riguardato il settore occidentale dell'insediamento, restituendo uno stabilimento per la produzione di salagioni e del garum, in parte occupato in età tardoantica da una domus signorile, un complesso per la produzione dell'olio, un edificio termale ed un tempio. A sud di questo settore dell'oppidum di Cottae è stata scavata la necropoli romana. I sondaggi stratigrafici hanno documentato l'occupazione del sito almeno dall'epoca punico-mauritana e, più chiaramente, nell'età mauritana. Il primo impianto per la produzione delle salagioni sembra rimontare al I secolo a.C. e se ne possono seguire le fasi di vita sino al III secolo d.C., epoca in cui sembrerebbe decadere in situ la secolare attività alieutica, con il successivo abbandono dell'impianto e la parziale sovrapposizione degli ambienti produttivi da una grande domus. L'impianto per le produzioni delle salagioni del pesce e del garum è di pianta quadrangolare, esteso mq 2240, articolato in tre settori: salone di preparazione dei pesci, sala delle salagioni, magazzini per la conservazione delle anfore vuote e piene dei prodotti confezionati. Si accedeva al salone di preparazione dei pesci, di pianta rettangolare (m 38 x 8), da una porta d'accesso sul lato breve occidentale. Il salone, in origine accuratamente lastricato con lastre di pietra, è dotato all'interno di due basse strutture murarie parallele, che occupano gran parte della lunghezza dell'ambiente. Si è ritenuto che tali strutture costituissero il basamento di un ampio tavolato ligneo utilizzato per deporre i pesci, in particolare i tonni, che venivano privati della testa, della coda, delle interiora, destinate alla produzione del garum. Successivamente i tonni venivano ridotti a pezzi e destinati nella attigua sala delle salagioni a giacere stratificatri col sale per una ventina di giorni. La sala delle salagioni dispone di dodici bacini rettangolari, ad angoli arrotondati, profondi circa due metri, che si articolano su tre lati della corte centrale. I bacini erano ricoperti da un tetto impostato su un sistema di travi rette da quattro grandi pilastri ancora oggi conservati. Finalmente gli altri ambienti quadrangolari si identificano come magazzini per lo stivaggio delle anfore. Integrata in questo complesso produttivo, come esito della rifunzionalizzazione tardo antica degli spazi, è la domus di cui si identifica l'ingresso, il peristylium e il triclinium. L'ingresso, laterale, immette su un lungo vestibolo che reca al peristilio. Quest'ultimo, quadrangolare, esteso mq 33, 80, è provvisto di colonne in arenaria, impostate su basi attiche della stessa pietra, verosimilmente in origine stuccate. Al centro del peristilio è un bacino rettangolare in opera cementizia di m 1,9 x 1, 1, alimentato da una cisterna mediante tubazioni in piombo. Il triclinio, sopraelevato sul peristilio, è accessibile mediante due scalette laterali di tre gradini. Il pavimento conserva ancora parti del rivestimento in marmo che delimitavano lo spazio ad "U" dei tre letti triclinari. A sud ovest del complesso industriale alieutico si riconosce un edificio termale, a percorso rettilineo, articolato in un apodyterium- frigidarium, rettangolare (m 6 x 9,5), pavimentato in opus spicatum in mattoncini, dotato al centro di una vasca rettangolare accessibile con quattro gradini. Sul lato meridionale del frigidarium si accede al vano rettangolare (m 10 x 4, 5) del calidarium, con praefurnium sul lato orientale, mentre sul lato occidentale si accede ad un secondo ambiente caldo provvisto di due vasche quadrangolari sui lati settentrionale e meridionale. La struttura del complesso termale è in opera cementizia, con paramenti in una irregolare opera quadrata. Le suspensurae degli ambienti caldi sono in laterizi. La cronologia del complesso è da riferire alla piena età imperiale, nonostante l'ipotesi di una prima fase di età mauritana. A spese dello stabilimento di salagioni, nel settore meridionale, fu impiantato, forse nell'avanzato III secolo d.C. uno stabilimento per la produzione dell'olio, dotato di tre vasche per la decantazione del prodotto, e di due pressoi. Il tempio romano di Cottae è situato su un rilievo dunale, a circa m 10 slm, a sud delle strutture fin qui descritte. Il tempio, orientato E/O, è di pianta rettangolare di m 7 x 4, 4, con una breve gradinata, un'anticella (m 3, 17 x 1, 55) ed una cella (m 3, 70 x 3, 17). Sotto le fondazioni dell'anticella si è rilevata una cisterna rettangolare, del tipo 'a bagnarola'punico-mauritana o mauritana, che nel riempimento presentava come elementi più tardivi ceramica africana da mensa (sigillata chiara A) e monete adrianee. Si può suggerire una datazione del tempio alla seconda metà del II secolo d.C. Si ignora la divinità cui era dedicato l'edificio sacro. Nell'ampia duna a sud dell'oued (fiume) che delimita a mezzogiorno il quartiere di Cottae scavato fu messa in luce da scavatori dilettanti una necropoli romana. Gli scavi metodici di M. Ponsich hanno evidenziato una quindicina di tombe distribuite in tre tipologie: tombe ad enchytrismos, tombe "alla cappuccina", tombe a cassone di blocchetti di pietre, riportabili fra gli ultimi decenni del I sec. d.C. e la metà del III sec. d.C.

Interpretazione: 

Nei dintorni di Cottae gli scavi hanno messo in luce frammenti di un cratere laconico del VI secolo a.C. (la ceramica laconica è attestata anche a Raqqada, presso Lixus) e di ceramica attica a figure nere del 500 / 490 a.C. Indubbiamente i Fenici avevano già strutturato un proprio insediamento nell'area prossima a Cottae, come deduciamo dalla scoperta nel 1923, fra Cottae e il Cap Spartel, di una tomba a cassone costruito, a filari di blocchi di pietra, con due nicchie quadrangolari, riservata ad inumati, con un corredo, in gran parte disperso, che comprendeva uova di struzzo, anelli, e pendenti in oro e argento di tipo fenicio, noto a Gadir, Tharros, Cartagine, del VI secolo a.C. Altre necropoli indigene, con tombe del tipo a cista litica, nell'immediato entroterra, documentano con i corredi misti l'interazione fra gli indigeni e i Fenici. In età punico-mauritana si ebbe la prima strutturazione dell'insediamento di Cottae, benché ignoriamo se questa si avviasse sin dal III sec. a.C. l'industria più rilevante di questo centro, quale ci appare dalla successiva età mauritana e soprattutto romana. Il rinvenimento, durante i sondaggi del complesso per le salagioni del pesce, di elementi architettonici punico mauritani in arenaria, in particolare basi di colonna e una gola egizia, indizia l'esistenza di strutture, presumibilmente pubbliche, simili a quelle lixitane. In età romana, con l'organizzazione provinciale di Claudio, l'oppidum di Cottae, forse rientrante nella pertica (territorio) della colonia Tingis (Tanger), dovette essere riorganizzato per le attività produttive alieutiche. Si tratta di un centro portuale collegato con un deverticulum a Tingis a nord. La presenza di importazioni italiche di età romano repubblicana (anfore vinarie, ceramica a vernice nera) accredita l'esistenza di un porto, resa necessaria in fase romana dallo stabilimento per le salagioni del pesce e per il garum. In età avanzata dell'impero la costituzione di uno stabilimento per la produzione olearia induce a credere che a fronte di una trasformazione colturale dell'entroterra con la piantumazione di olivi corrispondesse la prosecuzione del centro portuale. Ceramiche in sigillata chiara C e in sigillata chiara D chiariscono la prosecuzione dell'insediamento di Cottae nel IV- V- VI secolo.

Notizie storico critiche: 

L'insediamento di Ras Achakar, a sud del Cap Spartel, denominato Ampelusia (Pomponio Mela, Plinio il Vecchio) dai Greci e Koteis (Strabone) o Kotes (Tolomeo) dai locali, è stato identificato con il centro romano di Cottae. Il promontorio Ampelusia / Koteis / Kotes denominava anche l'insenatura a mezzogiorno del Cap Spartel detta Kotes nel Periplo di Skilax (redazione del VI secolo a.C.). Cottae è citato da Plinio il Vecchio una prima volta come oppidum, una seconda volta, sulla base di un autore latino, Trebius Niger, come locus "luogo", "non lugi dal fiume Lixus" (attuale oued Lukkos). Michel Gras ha osservato che la toponomastica antica della sponda atlantica a sud di Cap Spartel propone una serie di riferimenti al mondo euboico. Infatti il nome Kotes / Cottae sembrerebbe richiamare Kottos che dimorava "nelle fondamenta dell'Oceano". Questo Kottos era il fratello di Briareo, un eroe venerato a Karystos e a Calcide nell'isola di Eubea, che aveva per primo dato il nome alle colonne che separavano Mediterraneo ed Atlantico, poi dette comunemente di Herakles / Hercules. Lo stesso Gras aggiunge che le fonti antiche conoscevano nell'entroterra di questo golfo di Kotes un lago Kephesias che deriva il proprio nome del fiume Kephisos attestato sia in Attica, sia in Beozia con le sue foci nel golfo Euboico. I Greci dell'Eubea navigavano insieme ai Fenici e li ritroviamo, grazie a recenti scoperte archeologiche, ad Huelva, nell'Andalusia atlantica sin dall'800 a.C. Gli scavi archeologici nel sito di Cottae hanno messo in luce strutture e materiali risalenti al III sec. a.C., anche se l'avvio degli stabilimenti per la produzione delle salse di pesce deve rimontare al I sec. a.C. Le ricerche principali nell'area archeologica sono dovute a de Montalban, a M. Tarradell e a M. Ponsich. Quest'ultimo ha lungamente indagato nel corso degli anni sessanta del XX secolo il sito archeologico restituendo l'area delle industrie di salsa di pesce, un edificio termale, un tempio, lo stabilimento per la produzione dell'olio, e la necropoli romana.