Zilil/Dchar Jdid nel periodo mauretano

Il sito di Zilil è stato identificato presso il villaggio di Dchar Jdid, a 13 km a NE di Asilah, ai bordi di un pianoro che domina la valle dell’Oued Kharrub (o Kebir). Se i ritrovamenti di superficie documentano una frequentazione della zona sin da età preistorica, gli scavi hanno permesso di individuare, su due alture separate da una leggera depressione, le testimonianze dell’occupazione urbana di età mauretana e romana, quest’ultima legata alla fondazione coloniale di Iulia Constantia Zilil da parte di Ottaviano tra il 33 e il 25 a.C.

Le indagini franco-marocchine (1977-1980) condotte sulla terrazza meridionale, denominata la «Cittadella», hanno portato in luce due livelli di vita di epoca mauretana. A quello denominato livello detto mauretano 1 corrispondono 1e più antiche tracce di un abitato stabile, di cui non è possibile valutare tipologia ed estensione.

Sono infatti stati rinvenuti i resti di un’abitazione con i muri in mattoni crudi, articolata in due vani grossomodo rettangolari di dimensioni differenti collegati da una porta (larga 0,94 m). Quello maggiore, ad un livello inferiore, doveva fungere da ripostiglio: le anfore rinvenute al suo interno erano frantumate sul pavimento a causa di un incendio e del crollo conseguente dei muri; fanno eccezione due esemplari nell’angolo NW perché erano intere, contenenti una grande quantità di noci di galla (escrescenze prodotte dalla puntura di insetti sul fusto e sulle foglie di specie quali la quercia) sotto forma di minuscoli grani neri, utilizzate per la tintura e conciatura delle pelli.

L’altro ambiente, a S del precedente, era adibito presumibilmente a uso abitativo ed era provvisto  di cucina: presso l’angolo NW conservava sul pavimento d’argilla battuta un focolare costituito da un piano sub-circolare di frammenti ceramici disposti di piatto, al di sopra di un quadrato di pietre. La fine di questa fase è segnata da un incendio che provoca la distruzione della struttura.

Se i resti di questo primo abitato non sono databili in modo preciso perché i materiali ceramici rinvenuti, unicamente di produzione locale (ceramica modellata, vasi a chardon, a bande dipinte brune e rosse, piatti con ingobbio rosso e anfore), non hanno una datazione precisa, il momento della sua distruzione è stato collocato verso la fine del II s. a.C.

Il crollo di mattoni crudi combusti formatosi a causa dell’incendio fu livellato per impiantare nuove costruzioni (pertinenti al secondo livello), che vennero a coprire lo spazio della casa precedente. Un centro urbano vero e proprio, caratterizzato da un impianto urbanistico ortogonale  e solo in parte scavato, nasce solo agli inizi del I s. a.C. Indagini geoelettriche hanno permesso di identificare i principali assi viari e l’estensione dell’abitato sulla terrazza inferiore, che può essere valutata intorno a circa 5,5 ha. Le abitazioni, orientate secondo un asse NW-SE, sono più ampie e si articolano in più vani; i muri hanno lo zoccolo (parte inferiore) in pietra e le pareti in mattoni d’argilla cruda. Una delle case includeva una cucina con focolare e uno spazio per la dispensa con anfore di reimpiego deposte in verticale all’interno di una fossa.

Sulla terrazza settentrionale, quindi all’esterno dei limiti urbani, viene costruito un grande tempio a cella unica; mentre a E, a una quota più bassa della Cittadella, la presenza di un edificio è indicata da un muro al di sotto delle terme di età flavia.

Le numerose importazioni dall’Italia (come la ceramica a vernice nera dalla Campania) e dalla penisola iberica (soprattutto anfore, ma anche ceramiche fini) relative alla seconda fase (mauretana 2) mostrano l’apertura di Zilil ai commerci mediterranei.

Il complesso dei materiali rinvenuti permette di datare la distruzione e l'abbandono della città alla fine del I s. a.C., immediatamente seguita dalla rioccupazione del sito che d’ora in poi sarà la della colonia Iulia Constantia Zilil.