Tardantichità-Altomedioevo

Il III secolo fu per la Mauretania molto difficile: le difese di cui tutte le città si erano munite alla fine del II secolo non erano state sufficienti a tenere lontane le incursioni dei Berberi e tutta la provincia ebbe a soffrire una pesante crisi, che si manifestò con una tendenza all’autarchia. Diocleziano, nella riforma dell’amministrazione dell’impero, ridusse il territorio della Mauretania Tingitana alle sole regioni settentrionali a nord del fiume Loukkos e un distaccamento militare fu stanziato a Lixus. La provincia fu compresa nella diocesi delle Spagne, che dipendeva dalla prefettura del pretorio della Gallia. Questo assetto riflette la coscienza dei forti legami esistenti tra le due sponde dello Stretto. La nuova provincia divenne così una sorta di stato-cuscinetto che avrebbe dovuto proteggere le province iberiche da eventuali attacchi delle tribù africane. Un distaccamento di soldati fu comunque mantenuto a Sala (Rabat) lungo le rotte per Mogador dove fino al VI secolo d.C. le manifatture statali continuarono a produrre la preziosa porpora.

Non sappiamo in quali forme fossero amministrati i territori a sud della nuova frontiera, che di fatto erano stati abbandonati intorno al 285, ma la vita delle città proseguì per lo più regolarmente. Nella parte rimasta sotto l’impero vennero impiantati accampamenti e caserme (il campo più importante fu quello di Tamuda, vicino a Tétouan); alcune città, come Zilil / Dchar Djdid e Lixus, videro la riconversione in aree produttive di settori pubblici, soprattutto a partire dalla metà del IV secolo, mentre Tingi / Tangeri rimase il centro più dinamico nella tarda età imperiale. La produzione agraria si limitò ai beni destinati al consumo locale: la cerealicoltura intensiva, destinata all’esportazione, subì una drastica diminuzione, mentre quella per l’autoconsumo si differenziò. Le importazioni, specialmente di ceramiche da tavola e da cucina fabbricate lungo le coste dell’attuale Tunisia, non cessarono. Nella seconda metà del IV secolo si assiste ad una ripresa notevole dell’economia. Il cristianesimo si diffuse progressivamente a partire dalla fine del III secolo, ma sappiamo poco delle comunità cristiane di quest’area; l’episcopato locale era ormai consolidato all’inizio del V secolo.

Una ricostruzione soddisfacente della storia di questa regione tra la fine del IV secolo e la fine del VII non è possibile a causa della scarsezza delle fonti archeologiche e della rarità di quelle letterarie, che presentano problemi di interpretazione.

I Vandali erano una popolazione germanica che, in seguito ad una delle grandi migrazioni si era stanziata nella penisola iberica agli inizi del V secolo. Sotto la pressione dei Visigoti, che nelle antiche province iberiche avevano costituito un regno, si erano dati alla pirateria e al saccheggio di centri costieri africani e delle Baleari. Tra il 426 e il 429, profittando di un momento politicamente propizio, sbarcarono in Africa, forse a Tangeri o a Ceuta: questa città subì gravi danni, Ksar es Seghir fu abbandonata e Zilil subì gravissimi danni. La strategia della “terra bruciata” era volta ad impedire la ricostituzione dell’autorità imperiale. Quindi si diressero via terra ad oriente, ove, col beneplacito delle autorità romane, fondarono un regno comprendente anche le grandi isole del Mediterraneo occidentale la cui capitale era Cartagine. Le fonti parlano, per questa migrazione, di 80.000 persone. Anche se non possiamo affermarlo con certezza, è probabile che i Vandali abbiano mantenuto piccoli contingenti a presidio dello Stretto, forse a Ceuta; secondo alcuni studiosi avrebbero addirittura costituito una sorta di provincia costiera.

La riconquista delle province africane e di parte di quelle iberiche da parte dell’impero fu iniziata da Giustiniano nel 533: l’avanzata dell’esercito bizantino guidato dal generale Belisario fu fulminante. Ceuta venne presa agli inizi del 534 e divenne una base militare di fondamentale importanza per il controllo dello Stretto, contrapposta strategicamente al regno visigoto che comprendeva gran parte della penisola iberica; visse un periodo di grande floridezza agli inizi del VII secolo. In seguito i Visigoti approfittarono delle difficoltà che l’impero bizantino aveva in Oriente a causa dell’invasione persiana iniziata nel 603 e dei conflitti religiosi interni per espandere il proprio dominio sulla costa africana dello Stretto.

A Lixus e a Zilil, come nei principali centri e nella maggior parte dei siti minori della Mauretania Tingitana a N del Loukkos, mancano materiali posteriori ai primi anni del V secolo. Ciò può essere una conseguenza dell’invasione vandala ma anche dell’allentarsi dell’autorità romana su questa regione a seguito dell’invasione della penisola iberica da parte dei Visigoti una ventina d’anni prima del passaggio in Africa dei Vandali. Molti di questi centri torneranno a vivere, con un nuovo nome, nel medioevo.