Periodo fenicio

 La colonizzazione dei Fenici dalle città di Tiro e Sidone (nell’attuale Libano), determinata dalla pressione degli Assiri e quindi dall’esigenza di trovare altri mercati in nuovi territori, diede vita a una intensa attività commerciale nel Mediterraneo centro-occidentale, legata essenzialmente alla ricerca dei metalli (stagno, argento, oro, ferro) e della porpora.

Dal Levante mediterraneo i naviganti fenici si spinsero lungo le coste del Maghreb e il sud della penisola iberica fino allo Stretto di Gibilterra (le leggendarie Colonne d’Ercole), che superarono per estendere i propri traffici alle coste atlantiche europee e africane. L’espansione fenicia si realizzò mediante la fondazione di colonie dal prevalente carattere mercantile, ma anche agricola e strategica, e la strutturazione di luoghi di scambio (comptoirs) di natura esclusivamente commerciale. La creazione di questi centri importanti segnano lo sviluppo di abitati di carattere urbano e favoriscono forme di occupazione anche in aree interne.

La colonizzazione fenicia si estese a entrambe le coste dello Stretto sui due versanti: entrambe si prestavano allo sfruttamento e alla commercializzazione delle risorse naturali: nel processo di colonizzazione del sud della penisola iberica Gadir (Cadice) svolse un ruolo economico e culturale di particolare importanza.

I siti fenici della penisola tingitana (come quelli individuati in altre zone del Marocco) appartengono all’ambito culturale dell’Estremo Occidente (il cosiddetto Circolo dello Stretto), caratterizzato da produzioni ceramiche diverse da quelle del Mediterraneo centrale, strettamente legate a Cartagine.

Questi insediamenti vennero fondati in zone tradizionalmente privilegiate dai Fenici: la costa (Ceuta, Tingi) o la foce di un fiume (Lixus sul Loukkos), che attraversa una valle adatta allo sfruttamento agricolo e costituisce una via di penetrazione verso l’interno, o ancora un’isoletta (Mogador, di fronte a Essaouira, nel sud del Marocco).

La presenza fenicia, ma anche punica, in Marocco è nota essenzialmente da fonti archeologiche ma non mancano alcuni riferimenti negli autori antichi. Il geografo greco Strabone (fine I s. a.C.) riferisce che nell’Estremo Occidente, lungo la costa che dal Mediterraneo si apre verso l’Atlantico erano state fondate trecento colonie fenicie: si tratta di una cifra senza dubbio eccessiva, ma che riflette l’importanza dell’attività dei navigatori provenienti dal Levante.

Plinio il Vecchio (I s. d.C.) ci trasmette un’altra tradizione letteraria secondo la quale i primi navigatori fenici sarebbero approdati sulle coste del Marocco, e quindi della penisola tingitana, dal XII s. a.C.

Tuttavia le tracce archeologiche della più antica occupazione da parte dei Fenici non risalgono oltre l’VIII s. a.C., quando, sulla costa atlantica della penisola tingitana, viene fondata Lixus, la colonia più antica dell’Estremo Occidente; per i due secoli successivi, che parrebbero corrispondere al periodo di maggiore espansione fenicia, sono abbastanza noti due centri situati a sud di Lixus: Sala (attuale Chella, sulla riva destra dell’Oued Bou Regreg) e Mogador (da cui provengono le più antiche testimonianze sinora note in Marocco della lingua fenicia – graffiti sui vasi – e della lavorazione del ferro).

Le ricerche archeologiche degli ultimi anni consentono di comprendere meglio la distribuzione geografica, la tipologia e la datazione degli insediamenti fenici, sia sul litorale atlantico sia su quello mediterraneo.

La costa atlantica è caratterizzata da condizioni ambientali favorevoli (come le foci di numerosi corsi d’acqua) alla creazione di abitati e le testimonianze archeologiche (la ceramica) parrebbero indicare che spiegare come alla frequentazione fenicia seguì in genere quella punica.

Anche la costa mediterranea della penisola tingitana interessò i Fenici: oltre dagli insediamenti di Rhysaddir/Melilla (che gli ultimi scavi fanno risalire all’VIII s. a.C.), di Sidi Driss (VII-VI s. a.C.), alla foce dell’Oued Amekrane, e di piccoli insediamenti in prossimità dell’estuario dell’Oued Moulouya, la frequentazione di età fenicia è rappresentata dall’abitato arcaico (VIII-VI s. a.C.) di Ceuta e dalle attestazioni nella valle dell’oued Martil, per l’evidente importanza del corso fluviale come via d’accesso al commercio con le popolazioni dell’interno. Oltre alle tracce di frequentazione a Sidi Abdeslam del Behar (VI s. a.C.) in prossimità della foce del Martil, lungo il corso medio del fiume è situato l’abitato punico di Quitzán, i cui inizi sono da porre presumibilmente in età fenicia (VII-VI s. a.C.).

La penisola tingitana partecipa attivamente agli scambi commerciali all’interno del Circuito dello Stretto, ma ha anche relazioni con i centri del Mediterraneo orientale.

Le attività marittime dei Fenici riguardano inoltre la pesca e l’industria della porpora.

L’influenza fenicia è rilevabile in vari campi della vita quotidiana come nella lingua, nella religione, nella ceramica, e in particolare nell’artigianato artistico, apprezzabile nei corredi funerari.

Quanto alle necropoli, esse sono situate in luoghi distinti dai rispettivi insediamenti, dei quali esse sono spesso l’unico indicatore.