Gli Alawiti

Gli Alawiti sono originari del Tafilalt, nel SO del paese, e discendono dal Profeta tramite il capostipite Hasan Al Dakhil, che era giunto in Marocco alla fine del XIII secolo, sotto il secondo sultano merinide, da Yanbo (Arabia). Riuscirono a imporre la propria sovranità in un momento difficile di anarchia e brigantaggio, in cui dominava il marabuttismo xenofobo, grazie alla nobile origine sharifiana e al carisma dei primi sovrani.

La nascita della dinastia

Furono gli abitanti del Tafilalt, minacciati dai marabutti della potente zawiya di Dila e dal capo ribelle Abu Al Hasan Al Samlali, ad affidare la propria difesa a Mulay Al Sharif il cui figlio Mulay Mohammed costituì un piccolo principato, ma il vero fondatore della dinastia fu il fratello di costui, Mulay Rashid. Costituita un’armata e procuratosi l’alleanza di tribù arabe e berbere, creò anch’egli un regno, con capitale Taza, che si ingrandì sino ad inglobare Fès, conquistata nel 1666; da quel momento assunse il titolo di sultano. Prese e distrusse la zawiya di Dila e, nel 1669, entrò a Marrakesh, impadronendosi poi del Sus e dell’Anti-Atlante. Fès divenne la nuova capitale ed egli la abbellì; fu un sovrano illuminato che riuscì a costituire un vero e proprio stato centralizzato ed efficiente, eliminando i piccoli potentati locali e assicurandosi il controllo della grande via carovaniera che univa Sijilmasa al fiume Muluya. Rimanevano però insoluti molti problemi, il più grave dei quali era rappresentato dalla spinta verso Nord e verso Ovest esercitata dalla grande tribù dei Sanhaja dell’Atlante.

Mulay Ismail e l’apertura all’Europa

Il consolidamento della giovane dinastia si deve a Mulay Ismail, succeduto al fratello, il cui lungo regno (1672-1727) iniziò all’insegna della repressione di una serie di rivolte che lo condussero a privare del loro rango Fès e Marrakesh e a trasferire la capitale a Meknès. Ma i sollevamenti, le ribellioni di tribù e i tentativi di pretendenti non cessarono. Rinforzò l’esercito e, se fallì nel tentativo di espansione verso l’Algeria, riuscì nondimeno a riprendere Mahdia e Larache ai Portoghesi e Tangeri agli Inglesi. La stabilità del regno era legata alla sua persona, cosicché, alla sua morte, ebbe inizio un periodo di anarchia durato trent’anni (1727-1757), anche se la dinastia e il suo prestigio religioso continuarono ad essere riconosciuti, tant’è che si è parlato di “anarchia alawita”, e l’integrità territoriale fu preservata.

Mohammed Bin Abdallah (Mohammed III, 1757-1790) ereditò dal padre, che più volte era stato deposto e rimesso sul trono, un regno in cui era stato ristabilito l’ordine e si adoperò con tenacia e saggezza al suo sviluppo dandogli pace e prosperità. Organizzò la riscossione delle imposte, batté una moneta sana, ricostituì un modesto esercito. I suoi maggiori successi furono in politica estera, recuperando Mazagan ai Portoghesi, stipulando una pace con la Spagna e firmando trattati di commercio con le grandi potenze, basati sulla reciprocità, che fornivano garanzie per le persone e le merci; fu in eccellenti rapporti con George Washington e riconobbe l’indipendenza degli Stati Uniti. Puntò sullo sviluppo dei porti sull’Atlantico e fondò Essaouira. Ma non riuscì ad arrestare l’espansione dei Sanhaja che tagliarono la via da Fès a Marrakesh e il suo regno fu funestato da una siccità durata sette anni cui fece seguito, dopo la sua morte, una terribile epidemia di peste, due sciagure nelle quali perì più di metà della popolazione.

Il XIX secolo e le ingerenze europee

Il paese era troppo indebolito per affrontare i pericoli che lo minacciavano dall’esterno, nonostante gli sforzi dei tre sultani che si succedettero al trono tra il 1792 e il 1873: Mulay Sliman, Mulay Abd El Rahman e Sidi Mohammed (Mohammed IV). Una nuova epidemia di peste colpì il paese tra il 1818 e il 1820 e fu seguita da una carestia; il pellegrinaggio alla Mecca fu proibito fino al 1827 e le navi in provenienza dal Mediterraneo orientale furono poste in quarantena prima di poter sbarcare a Tangeri. Vecchie e nuove catastrofi trasformarono profondamente il paese: intere regioni si spopolarono e le aree più fertili, a causa della mancanza di manodopera, rimasero in gran parte incolte.

Mulay Abd El Rahman, salito al trono nel 1822, aveva tentato di aprire il paese all’Europa mediante una serie di trattati: col Portogallo, nel 1823, sulla pesca, con l’Inghilterra (1824), il Regno di Sardegna e la Francia (1825) per il commercio; la carestia aveva inoltre indotto il sultano a riaprire tutti i porti alla navigazione europea per favorire l’importazione di cereali. Tuttavia la presa di Algeri da parte della Francia nel 1830 diede inizio a un nuovo periodo di egemonia europea nel Maghreb, che venne sancita dall’istituzione dei Protettorati nel 1906.

Nonostante la neutralità garantita alla Francia con gli accordi del 1832, il sultano fece stabilire a Tétouan e nelle principali città del Nord un gran numero di fuggiaschi algerini, né poté negare solidarietà e aiuti all’emiro Abd el Kader, tanto più che la sua ribellione era stata apparentata al jihad dagli ulema di Fès. La creazione di una postazione militare francese a Lalla Maghnia, che il Marocco considerava proprio territorio, fornì alla Francia l’occasione per un intervento armato nell’area; i bombardamenti di Tangeri e Mogador e la vittoria francese nella battaglia presso il fiume Isly (Oujda), nel 1844, mostrò al mondo l’effettiva fragilità del paese. Il trattato di Tangeri e la convenzione di Lalla Maghnia dell’anno successivo fissarono la frontiera tra Algeria e Marocco senza tenere conto dell’unità delle tribù. Portarono inoltre alla diminuzione delle truppe marocchine nel settore e diedero alla Francia un potere di controllo sui territori del Sud in caso di attacco alle frontiere o di rivolta degli Algerini sotto il dominio francese; questa clausola ebbe gravi conseguenze sull’integrità territoriale del Marocco. La Spagna, che riteneva il proprio destino legato a quello del Maghreb e mal tollerava le presenze francese e inglese in Marocco, approfittò di un incidente di frontiera per scatenare un conflitto. L’esito della guerra ispano-marocchina (1859-1860) fu deciso dalla disorganizzazione dell’esercito del makhzen e si concluse con la presa di Tétouan, la cui occupazione durò 27 mesi e segnò il declino della città, dando il primato economico a Tangeri. Il trattato di pace, affiancato e seguito da accordi e concessioni territoriali molto vantaggiosi per la Spagna, comportò un’indennità di guerra talmente elevata che il Marocco fu obbligato a chiedere un prestito alle banche inglesi: fu l’inizio della bancarotta e dell’ingerenza delle potenze europee sull’economia marocchina. La Gran Bretagna, nel 1856, aveva ottenuto col trattato di Tangeri notevoli vantaggi in campo commerciale: la riduzione al 10% dei dazi, che favorì l’arrivo massiccio di prodotti d’importazione; il riconoscimento ai cittadini britannici del diritto di proprietà e l’esonero da tutti gli oneri fiscali non doganali, nonché l’extraterritorialità, cioè il diritto di essere giudicati esclusivamente dal proprio console, che veniva esteso ai loro agenti commerciali marocchini, sottraendoli in tal modo alla giurisdizione del makhzen. Tali diritti vennero successivamente estesi ad altre nazioni europee.

L’impulso dato al commercio dagli Europei permise a Mulay Hasan (Hasan I, 1873-1894) il pagamento delle ultime rate dell’indennità alla Spagna, il rimborso all’Inghilterra e una prima riforma dell’amministrazione e dell’esercito. Hasan fu un sovrano illuminato che, nonostante il contesto internazionale sfavorevole, riuscì a mantenere la pace e l’indipendenza ; incoraggiò l’industria e l’agricoltura al fine di ridurre le importazioni, inviò giovani a studiare all’estero e intraprese lavori di ammodernamento dei porti. La navigazione a vapore aveva sensibilmente ridotto i tempi di percorrenza delle navi e, con l’aumento del tonnellaggio, svantaggiò i vecchi porti di estuario (Rabat, Tétouan, Larache) favorendo Tangeri e gli scali atlantici. Compagnie di navigazione francesi e inglesi assicurarono collegamenti marittimi regolari con l’Europa di quasi tutti i porti marocchini. Gli interessi europei, accresciuti dalla debolezza del paese, ne sconvolsero gli equilibri interni creando da un lato il Marocco della costa atlantica, moderno e aperto all’Europa, con una forte urbanizzazione dei contadini, dall’altro quello più arretrato delle città storiche, che conservavano un certo prestigio ma non avevano più alcun peso. Larache, che contava 5000 abitanti nel 1866/67, passò a 11.000 nel 1900/1901 e Tangeri, nello stesso periodo, da 16.000 a 45.000. La bilancia commerciale risentì della massiccia importazione di merci europee e del calo del prezzo dei prodotti agricoli dei quali il Marocco era grande esportatore; la situazione era inoltre aggravata dalla diminuzione delle entrate fiscali dovuto ad un’illegittima espansione della protezione e il Marocco dovette sempre più spesso ricorrere a prestiti esterni sempre più onerosi.

Alle origini del Protettorato

Mulay Hasan morì nel 1894 e venne proclamato sultano il figlio quattordicenne Abd al-Aziz (1894-1908); tale successione, voluta dal potente gran vizir Ben Musa, noto come Ba Ahmed, fu contestata a tal punto che la corte dovette trasferirsi a Marrakesh. Ba Ahmed esercitò di fatto il potere per sei anni, fino alla morte, ripristinando l’ordine e traendo vantaggio dalle rivalità tra le grandi potenze; il suo errore fu quello di trascurare l’educazione del giovane sovrano, velleitario e violento. Quando questi iniziò realmente a regnare fu incapace di far fronte ai propri doveri di imam; inoltre si circondava di costosissime novità tecniche provenienti dall’Europa, dalle quali era affascinato, e che venivano considerate contrarie ai precetti dell’Islam e pericolose per la religione dal popolo, il quale riteneva che solo l’isolamento e il ritorno alla tradizione avrebbero ridato forza al paese. La nuova imposta agraria che sostituì a quella coranica tradizionale, ritenendola più equa, suscitò ulteriore scontento. La pressione delle potenze europee, l’ostilità dei dignitari e degli altri sudditi, i disordini nel paese gli impedirono di portare a termine riforme e il makhzen si indebitò ulteriormente per far fronte alle spese del sultano, alle campagne militari contro gli oppositori, al pagamento delle imprese straniere che fornivano materiali e servizi per i grandi cantieri e, con l’andar del tempo, a rimborsare i prestiti precedenti. Intanto, sotto il comando del generale Lyautey, incaricato di “pacificare” la frontiera col Marocco, l’esercito francese avanzava verso occidente. Inoltre i crescenti interessi tedeschi, a fronte di un disimpegno progressivo di Inghilterra, Spagna e Italia, portarono ad una crisi internazionale che fu scongiurata nel 1906 dalla Conferenza di Algeciras, a cui parteciparono tredici paesi. Se da una parte l’integrità territoriale del Marocco veniva formalmente riconosciuta, di fatto il controllo di Rabat, Mazagan, Safi e Mogador affidato alla Francia e quello di Tétouan e Larache affidato alla Spagna ponevano fine all’indipendenza del paese. La debolezza del sultano Abd al-Aziz, l’impotenza del suo successore Mulay Hafid, disordini interni e una serie di incidenti e screzi tra la Francia, che aveva occupato Fès, Meknès e Rabat, la Spagna, che di conseguenza aveva invaso il Rif occupando Larache e Ksar El Kebir, e la Germania che si sentì esclusa portarono, con la Convenzione di Fès del 30 marzo 1912, all’istituzione formale del Protettorato francese sulla quasi totalità del territorio e di quello spagnolo nel Nord (penisola tingitana e fascia costiera mediterranea fino al fiume Muluya). Tangeri ebbe uno statuto speciale regolato da accordi intervenuti nel 1923-1924: la zona internazionale comprendeva la città e i suoi dintorni immediati, era smilitarizzata e governata da un comitato di controllo dominato da Francia, Inghilterra, Spagna e, dal 1928, Italia, in cui sedeva un rappresentante permanente del sultano (mendub). Il comitato era assistito da un’assemblea di 26 membri (9 marocchini e 17 europei).

Dalla resistenza armata alla lotta politica

Il primo residente generale francese fu il generale Lyautey, che riuscì a imporre la propria autorità con pugno di ferro e spostò la capitale a Rabat; la gestione di Lyautey, personaggio colto e intelligente, fu illuminata e rispettosa del patrimonio culturale del Marocco. Mulay Hasan abdicò in favore del fratello Mulay Yussef (1912-1927), che conservò cariche e titoli, ma la cui attività si limitava a firmare quanto veniva preparato dalla Residenza. La resistenza armata al nuovo stato di cose vide episodi di grande eroismo nella guerra del Rif, che sfociò nella costituzione di una repubblica delle tribù confederate guidata dal suo eroe, Abd El Krim El Khattabi; nel Medio Atlante, nel Tafilalt e nel Jebel Sako. A partire dal 1933, con l’occupazione di queste regioni, la resistenza assunse un carattere più marcatamente politico. Alla morte di Mulay Yusuf venne proclamato sultano l’ultimo dei suoi tre figli, Mulay Mohammed Bin Yusuf (Mohamed V, 1927-1961). Ben sapendo che l’indipendenza era, in quegli anni, pura utopia, egli si adoperò per evitare che il protettorato degenerasse in colonizzazione, difendendo con grande determinazione l’identità del paese e l’integrità del territorio che era stata sancita dal trattato del 1912. Si oppose pertanto all’applicazione in Marocco delle leggi antiebraiche vigenti nella Francia di Vichy e in Algeria, dichiarando che gli Ebrei che vivevano in Marocco erano sudditi dell’impero sharifiano e quindi applicare loro leggi speciali avrebbe creato un precedente inaccettabile per l’unità nazionale e per la sovranità del paese. Nel 1943 i movimenti nazionalisti esistenti si fusero nel partito dell’Istiqlal (Indipendenza); lo stato di guerra stava favorendo un processo di identificazione dell’amministrazione con lo stato. I negoziati tra il sultano e il governo francese sulla nozione di sovranità fallirono e le posizioni si irrigidirono, anche a causa di un profondo dissenso interno. Ma Mohammed V in un celebre discorso rivendicò l’indipendenza del Marocco e divenne il punto di riferimento dei movimenti nazionalisti. Questa posizione gli costò la destituzione, l’arresto, effettuato in modo sacrilego nel giorno dell’Aid Al Kebir del 1953, e l’esilio. Venne nominato un altro sultano gradito alla Residenza, ma il paese trovò una nuova unità nel sostegno a Mohamed V: alla sua partenza coatta seguirono sollevazioni, disordini, attentati, scioperi e dure repressioni. Ma i tempi erano ormai maturi per l’indipendenza, tanto più che la Francia era impegnata nella guerra d’Indocina e in Algeria. Mohammed V tornò in patria nel novembre del 1955; il 2 marzo dell’anno successivo fu firmata la convenzione che aboliva il protettorato francese, il 7 aprile fu abrogato quello spagnolo e il 26 novembre lo statuto internazionale di Tangeri.

L’indipendenza a oggi

Il ritorno in patria di Mohammed V e della sua famiglia fu trionfale: alla cerimonia seguita alla proclamazione dell’indipendenza si presentò come imam e califfo, ma assunse poi il titolo di re. Alla sua morte, nel 1961, gli successe il figlio Hasan II, che ebbe un lungo regno (1961-1999); ammodernò le istituzioni statali rimanendo nel solco della tradizione. Favorì lo sviluppo agricolo di molte regioni facendo costruire dighe, promosse l’artigianato anche con la costruzione di numerosi edifici pubblici, tra i quali la Grande Moschea di Casablanca e il Mausoleo di Mohammed V a Rabat. Per due volte subì attentati, uscendone indenne e mostrando un notevole sangue freddo: si guadagnò così presso il popolo la fama di possedere la baraka, una protezione divina; in più occasioni usò il pugno di ferro per reprimere sommosse e fu duro con gli oppositori. Fu abilissimo e fine politico, seppe intessere rapporti internazionali amplissimi e fu ascoltato mediatore, ma non cedette sullo statuto del Sahara Occidentale, ricco di giacimenti di fosfati, e organizzò la “Marcia Verde”.

Il figlio, Mohamed VI, è stato proclamato re all’età di 36 anni, alla morte di Hassan II. I suoi primi provvedimenti sono stati di conciliazione nei riguardi dell’opposizione; ha varato un nuovo codice di famiglia (Mudawwana) progressista e ha dato impulso all’edilizia e allo sviluppo del paese con la realizzazione di importanti infrastrutture. Sul piano della politica estera ha consolidato i rapporti con i paesi arabi e gli altri paesi africani ed ha sviluppato quelli con l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America.