Epoca romana

Alla morte di Tolemeo, fatto uccidere da Caligola a Lione nel 40, seguì l’annessione del suo regno all’impero: formalmente Caligola lo ereditò, essendo imparentato con il sovrano defunto, dal momento che entrambi erano discendenti di Marco Antonio, l’uno tramite il ramo egiziano, l’altro tramite quello romano. All’annessione seguì una rivolta capeggiata da Edemone, un liberto di Tolemeo, che fu presto repressa con l’aiuto delle truppe inviate da Claudio. I territori del regno vennero quindi organizzati in due province, la Mauretania Caesariensis ad est, con capitale Caesarea/Cherchel, corrispondente grossomodo all’attuale Algeria centrale e occidentale, e la Mauretania Tingitana ad ovest, con capitale Tingi (Tangeri), governate ciascuna da un procurator appartenente all’ordine equestre.

La Mauretania Tingitana reca una forte impronta militare, testimoniata dai resti di campi, di postazioni di minore importanza e di torri di avvistamento occupati da truppe ausiliarie: nella Tingitana non vennero mai stanziate legioni. Le truppe proteggevano il cuore della provincia, costituito dal triangolo Sala (Chellah) - Volubilis - Tamuda. I rapporti con le tribù che gravitavano nei territori prossimi ai confini erano retti in generale da trattati che venivano periodicamente rinnovati e la frontiera meridionale della provincia, comunque, consisteva piuttosto in un sistema di controllo degli spostamenti e dei traffici che non in una barriera. Il pericolo di incursioni delle tribù sulle città era comunque costante e conosciamo una serie di episodi verificatisi nella seconda metà del II s. d.C. e agli inizi del successivo. Il progressivo ritiro dal sud della provincia, di cui non sono ancora del tutto chiari tempi e modi, ebbe inizio intorno al 285; il nuovo confine coincise con il corso del fiume Loukkos.

Di veri e propri impianti urbani si può parlare soltanto dopo la costituzione della provincia, che favorì l’urbanizzazione e comportò l’adozione di modi di vita “romani”. Lo studio della distribuzione di municipi (Volubilis, Sala/Chellah-Rabat) e colonie (Lixus, Banasa, Zilil), che ricalca quella delle risorse naturali e delle zone strategiche, ha fatto ipotizzare un’occupazione non omogenea del territorio della Tingitana, con ampie aree nelle quali la presenza romana era oltremodo sporadica e il controllo era esercitato da tribù amiche. Oltre alle due città di Tingi/Tangeri, Lixus e Septem Fratres/Ceuta, nella penisola tingitana sono noti campi militari, il più importante dei quali, Tamuda, sorge presso un abitato mauretano e piccoli insediamenti produttivi, specialmente lungo la costa mediterranea.

L’assimilazione culturale delle élites fu incoraggiata da Roma e si riflette nell’urbanizzazione, nelle ricche domus urbane decorate da mosaici, provviste di terme e adornate da suppellettile marmorea e bronzea spesso di alto livello, nell’uso del latino anche nelle iscrizioni di carattere privato, nella diffusione dei culti tradizionali greco-romani.

Le risorse della provincia erano abbondanti e varie: minerali, legname anche pregiato, prodotti della pastorizia, dell’agricoltura, specialmente i cereali e l’olio, e della pesca, oltre alle fiere che venivano esportate a Roma e in altri centri per gli spettacoli anfiteatrali. Il garum e le conserve di pesce, destinati al consumo locale o all’esportazione, venivano prodotti in grande quantità nella penisola Tingitana: conosciamo officine a Lixus, Cotta e in altre località sulla costa atlantica e su quella mediterranea. Un’altra delle risorse del Marocco antico era costituita dalla porpora, che veniva prodotta da alcuni generi di murici (molluschi gasteropodi).