Zilil


Descrizione: 

Le rovine della città di Zilil si estendono su una superficie di circa 32 ettari, all'estremità orientale di una sporgenza dell'altopiano di Had el Rharbia, su due terrazze affiancate, separate da una leggera depressione (che in età antica doveva essere molto più marcata) e in parte difese naturalmente da strapiombi rocciosi; altre vestigia, tra cui un grande edificio termale, si trovano sul pendio, a sud est della terrazza meridionale. Quest'ultima, di forma ellittica (estesa 5,2 ha, con un'altitudine compresa tra i 77 e gli 81 m slm), è orientata perpendicolarmente a quella settentrionale, più ampia (16,8 ha) e leggermente più rilevata (85 m slm). La città antica è ubicata a breve distanza dal villaggio moderno di Dchar Jdid. Gli scavi archeologici, condotti in diversi momenti, hanno rimesso in luce varie porzioni del centro antico: tratti del circuito murario, un grande edificio templare, un complesso termale, un teatro, la basilica paleocristiana con annesso battistero, vari settori residenziali. Gli elementi strutturali non risalgono aldilà del II sec. a.C., anche se in base ai materiali è possibile attribuire la prima frequentazione dell'altopiano di Had el Rharbia al paleolitico medio; elementi ceramici, non riferibili a strutture, sembrano attestare che il sito di Zilil poté essere occupato almeno dal IV sec. a.C., anche se sfuggono assolutamente le forme di questo eventuale, primitivo insediamento. Le prime tracce dell'abitato risalgono invece al II sec. a.C.: si tratta di due ambienti evidenziati nella terrazza meridionale, costruiti con muri in mattoni crudi, e rivestiti all'interno da un intonaco in terra su cui venne dato del latte di calce; il pavimento era in terra battuta. Gli ambienti, attribuiti a quella che è stata definita fase mauritana antica, erano destinati l'uno a cucina e abitazione, come attesta un focolare, l'altro a magazzino per la conservazione di derrate. La prima urbanizzazione dell'area si riporta invece agli inizi del I sec. a.C. (fase mauritana recente): a tale si attribuiscono infatti diverse strutture, probabilmente con funzione artigianale o commerciale, identificate nel medesimo settore meridionale e sovrapposte a quelle di fase più antica. Gli ambienti, che si affacciavano su due vie parallele, avevano muri in mattoni crudi costruiti su basamenti in pietre tenute da malta di fango. I materiali rinvenuti, prevalentemente anfore di varia provenienza, indicano la funzione degli ambienti. Alla stessa epoca si riportano un tempio a cella unica, edificato nella terrazza settentrionale, e un altro edificio di incerta funzione individuato nell'area delle grandi terme, nel pendio orientale della terrazza inferiore. In età romana venne con ogni probabilità abbandonato la terrazza meridionale, che risulta priva di strutture di tale epoca: la colonia romana si istallo dunque esclusivamente nella terrazza nord. È evidente che il nuovo centro ebbe una coerente pianificazione urbanistica, come dimostrano le strutture rimesse in luce e quelle identificate tramite le prospezioni geofisiche, che hanno tra l'altro premesso di identificare un grande edificio, forse un tempio. In realtà sfugge l'immagine che la città dovette assumere nella prima età imperiale, mentre gran parte degli edifici conosciuti possono essere attribuiti ad età medio e tardo-imperiale, momento di massimo sviluppo della colonia. Il tempio di età mauritana subì diverse ristrutturazioni, tra la metà del I e il secondo cinquantennio del II sec. d.C.: in tale epoca fu trasformato nell'imponente impianto cultuale oggi evidente, con quattro celle precedute da un portico. Ma l'edificio più imponente attribuibile a questo periodo è il grande complesso termale che a partire dalla fine del I sec. d.C. si cominciò a costruire nel pendio sud-orientale. Le grandi terme avevano forma rettangolare, con gli ambienti caldi posizionati nel settore ovest, mentre quelli freddi erano esposti ad est: tra questi è particolare il frigidarium, di forma ottagonale, da cui si accedeva a due piccole vasche esagonali e ad una più vasta rettangolare, con terminazione absidata. Gli ambienti tiepidi e caldi erano di varie forme e dimensioni: si segnalano il tepidarium rettangolare con doppia abside e soprattutto un calidarium di forma perfettamente circolare. L'accesso alle terme era ubicato nel lato occidentale: tramite un corridoio, collegato ad ambienti di servizio, si accedeva ai bagni veri e propri, seguendo un percorso circolare. Al complesso termale, che fu interessato da varie ristrutturazioni e venne sfruttato probabilmente fino al V sec. d.C., era affiancata una cisterna a quattro settori, alimentata da un acquedotto che in parte aveva un percorso sotterraneo. Nella seconda metà del II sec. d.C. venne costruita una cinta muraria, il cui circuito è stato interamente ricostruito tramite le indagini geoelettriche. Lo scavo parziale delle mura ha interessato esclusivamente la porta nord-orientale e il settore corrispondente all'angolo nord-est della cortina, la porta nord-occidentale e poche altre porzioni. Un'altra porta era posta a sud, e collegava la città murata all'area delle grandi terme, mentre si suppone che una quarta porta fosse ubicata nel settore occidentale. La porta nord-orientale, la cui carreggiata era pavimentata solo all'interno, era affiancata da due torri rettangolari, ciascuna delle quali era dotata di due porte. Alle mura, almeno in questo settore, erano addossate torri semicircolari: ne sono state rimesse in luce due, una a breve distanza dalla porta, verso ovest, l'altra in corrispondenza dell'angolo nord-orientale del circuito. La porta nord-occidentale era invece affiancata da una torre semicircolare e da una circolare; in seguito vennero addossate alla porta altre strutture. Nei pressi della porta rimangono resti di una via lastricata e tracce del sistema fognario. Presso il limite orientale del pianoro è ubicato un quartiere residenziale con domus a peristilio: sono evidenti diverse unità abitative con atrio porticato sul quale di affacciano gli ambienti delle abitazioni: purtroppo tali edifici sono di difficile datazione, considerata l'assenza di dati stratigrafici, ma si suppone che essi possano attribuirsi ad età medio o più probabilmente tardo-imperiale. In ogni caso si notano due differenti orientamenti delle strutture, attribuiti a due fasi distinte, la più tarda delle quali può forse porsi nell'ambito del IV secolo. In tale periodo si colloca anche un quartiere centrale, che venne forse ad occupare parzialmente un'area pubblica, forse il foro cittadino: tale quartiere, come indicato dai materiali rinvenuti e dalle caratteristiche degli ambienti, aveva una funzione artigianale e commerciale: in particolare sono state rinvenute mole granarie e olearie e numerose anfore stoccate in magazzini. Si nota in questo settore, così come anche in altri edifici costruiti o ristrutturati tardivamente, un ampio uso di materiali di riutilizzo: degno di nota è a tal proposito il reimpiego di basi inscritte di epoca severiana nella ricostruzione della torre semicircolare della porta nord-est.
Nel IV sec. d.C. venne costruita anche una basilica cristiana, addossata alle mura presso la porta nord-occidentale. L’edificio è a tre navate, con abside quadrangolare orientata a est e affiancata da due ambienti; Altri ambienti di servizio e/o con funzione abitativa sono ubicati a sud della basilica, mentre in prossimità della facciata è un piccolo battistero con vasca quadrangolare.
Rimane infine incerta l’identificazione di un teatro o di un teatro-anfiteatro, la cui esistenza è indicata da pochi resti e soprattutto dalle curve di livello: tale edificio destinato agli spettacoli sfrutterebbe il pendio naturale all’esterno della città, nei pressi della porta nord-occidentale.

Interpretazione: 

La presenza di materiali d'importazione, tra i quali si ricordano anfore puniche e greco-italiche e ceramica attica, potrebbero indicare l'esistenza nel pianoro di Dchar Jedid fin dal IV sec. a.C., anche se l'assenza di strutture, allo stato attuale delle ricerche, non consente di affermare tale ipotesi con certezza. Al primo insediamento mauritano, del quale sfuggono le caratteristiche data l'esiguità dei ritrovamenti, possono essere attribuite poche strutture individuate sulla terrazza meridionale, databili II sec. a.C.: si tratta di un'unità abitativa, articolata in due ambienti costruiti in mattoni crudi con intonaco di fango e pavimenti in battuto. L'abitazione venne distrutta alla fine del II sec. a.C. Una prima urbanizzazione dell'area si colloca invece al principio del I sec. a.C. (nella c.d. fase "mauritana recente"), come dimostrano gli isolati serviti da vie parallele, evidenziati dagli scavi archeologici nella terrazza meridionale, che vengono a sovrapporsi alle più antiche strutture abitative. I materiali rinvenuti mostrano un'apertura verso mercati internazionali, con importazioni prevalentemente di ambito italico e iberico, recuperati insieme a prodotti locali: il contesto conferma l'inserimento di questi territori nelle correnti commerciali del Mediterraneo occidentale, favorita dalla politica del regno mauro, e il ruolo fondamentale dei negoziatori italici. L'insediamento doveva essere già in questa fase abbastanza esteso, come confermerebbe la presenza di un tempio a cella unica edificato nella terrazza settentrionale e altre strutture nell'area delle grandi terme, preesistenti a queste ultime. In età romana, tra il 33 e il 25 a.C. venne costituita la colonia Iulia Constantia Zilil. In questo momento la città conobbe un riassetto assetto urbanistico: il nuovo centro venne costituito esclusivamente nella terrazza settentrionale, mentre le strutture dell'insediamento mauritano vennero abbandonate e distrutte, forse conseguentemente al trasferimento degli abitanti in altre aree come la penisola iberica, se fa fede un passo di Strabone in cui si riporta tale episodio. È difficile riconoscere strutture sicuramente pertinenti alla prima fase coloniale, a causa delle sovrapposizioni successive, anche se i materiali rinvenuti assicurano un'intensa frequentazione del sito in tale fase. Maggiori sono le attestazioni di età medio e tardo imperiale: alla metà del I sec. d.C. il tempio costruito in età mauritana venne interessato da lavori di ristrutturazione, mentre alla fine dello stesso secolo si data l'edificazione delle grandi terme ubicate nel settore extraurbano meridionale. Alla metà del II sec. d.C. si data la costruzione della cinta muraria, intervallata da torri semicircolari, nelle quali si aprivano diverse porte monumentali, affiancate da torri, e altre porte secondarie. Nella seconda metà del II sec. in tempio subì un ulteriore ampliamento, divenendo una struttura cultuale a quattro celle precedute da un pronaos. Forse a tale epoca può datarsi la prima fase del quartiere residenziale con le domus a peristilio. Dopo un periodo fiorente corrispondente all'età severiana, cui si datano le numerose basi di statue di tale epoca forse riferibili ad una struttura pubblica, la città dovette conoscere una fase di declino tra il 238 e la metà del IV sec. d.C., come testimoniano i rinvenimenti epigrafici e il massiccio impiego di materiali di riutilizzo nelle fasi più tarde, sintomo di un'avvenuta, parziale destrutturazione della città. Per volontà imperiale la città venne ricostruita tra il 355 e il 360 d.C., come indicato dai rinvenimenti monetali. Il nuovo impianto rispettava parzialmente quello più antico nella terrazza superiore, e si estese anche in quella inferiore, con un orientamento però differente da quello di età mauritana. Le mura, evidentemente rovinate, furono restaurate, con il reimpiego di materiali di spoglio; in un settore centrale, dove forse era localizzato nell'epoca precedente il foro cittadino o comunque un'area pubblica, trovò posto un settore artigianale e commerciale, segno evidente delle profonde trasformazioni avvenute nella struttura urbana; in tale epoca sembra proseguire anche l'uso delle grandi terme extraurbane, anch'esse interessate da lavori di restauro. La presenza di una locale comunità cristiana determinò l'edificazione di una basilica a tre navate, con annessi un battistero e diversi ambienti di servizio e abitativi: il complesso paleocristiano era ubicato in un'area periferica dell'impianto urbano, addossato alle mura presso la porta monumentale a nord-est del circuito difensivo. La città venne definitivamente distrutta da un grande incendio entro i primi decenni del V secolo: tale episodio potrebbe essere riferito al passaggio dei Vandali, provenienti dalla penisola iberica sbarcati nella Mauretania Tingitania nel 429, anche se non esistono testimonianze certe che contestualizzino la fine di Zilil in tale contesto storico.

Notizie storico critiche: 

Le prime indagini di scavo nel sito di Dchar Jedid si devono a H.-P. de la Martinière, che negli anni '80 del XIX secolo intervenne nella grande struttura termale (scavata solo parzialmente), nel tempio e nel luogo dove sembrava individuarsi un teatro, secondo quanto indicato dal console inglese M. Drummond Hay, che visitò il sito nel 1842. In realtà, prima che iniziassero gli scavi, si interessò delle rovine prossime al villaggio di Dchar Jedid l'archeologo Ch. Tissot, che descrisse in un articolo pubblicato nel 1878 quanto era già evidente: una cinta semicircolare che sembrava corrispondere al teatro del console Drummond Hay, la cisterna a quattro comparti, che in seguito si rivelò essere connessa alle terme, un grande edificio che identificò con il tempio e alcuni tratti del circuito murario che cingeva la sommità della terrazza settentrionale. Tissot interpretò le rovine di Dchar Jedid con il centro di Ad Mercuri, noto nell'Itinerario Antoniniano, al principio del III sec. d.C., come statio posta nel punto in cui si congiungeva il percorso viario costiero che collegava Sala (presso Rabat) a Tingi (Tanger) con quello interno che partendo da Tocolosida terminava nella stessa Tingi. Dopo gli scavi diretti da la Martinière, le indagini archeologiche ripresero solo nel 1939, quando César L. Montalban intervenne nuovamente sulla struttura templare e sulla cinta muraria; lo stesso mise in luce il quartiere con le domus a peristilio, individuandone le due fasi costruttive. Altri saggi di scavo vennero effettuati dopo un decennio da M. Tarradel (1950). L'identificazione dell'abitato antico con la statio di Ad Mercuri dell'Itinerarium Antonini venne messa in dubbio solo nel 1958 da J.E.H. Spaul, che propose per primo di localizzare presso le rovine di Dchar Jedid il centro di Zilil, un'altra stazione della strada costiera da Sala a Tingi. Nel momento in cui principiarono nuove indagini archeologiche, condotte a partire dal 1977 da un'équipe franco-marocchina diretta da M. Lenoir e N. el Kharib-Moujibar, la proposta di J.E.H. Spaul trovò piena conferma: nelle basi di statua di epoca severiana riutilizzate nella ricostruzione della torre semicircolare presso la porta nord-occidentale si faceva esplicita menzione della colonia Iulia Constatia Zilil. Veniva così a cadere definitivamente anche la localizzazione della stessa Zilil con il centro costiero di Asilah, non distante da Dchar Jedid, basata esclusivamente sull'assonanza dei due toponimi. Le campagne di scavo dell'équipe marocchina e francese, condotte a più riprese e accompagnate da prospezioni geofisiche, hanno rimesso in luce buona parte dei monumenti oggi evidenti e, considerate le più moderne metodologie applicate, approfondito le differenti fasi urbanistiche, dall'insediamento mauritano all'abbandono della città, avvenuto in età tardo antica.