Una famiglia illustre

Mulay Ali Ibn Rashid, profittando della debolezza del potere centrale, creò a Chefchaouen un vero e proprio principato con funzione di stato-cuscinetto tra i possedimenti portoghesi della costa e il regno del Marocco e fondò, attraverso un’accorta politica matrimoniale, una potente dinastia. Dalla moglie Lalla Zohra, mudejar originaria della provincia di Cadice, ebbe Mulay Brahim, detto anche Sidi Brahim e Sayyda Al Horra. Il primo, che gli succedette, fu un guerriero coraggioso, ammirato anche dai nemici per la sua magnanimità e generosità. Il sultano wattaside gli diede in sposa la propria sorella e gli affidò comandi militari e missioni diplomatiche, oltre al governo di Meknès e di Salé. Sayyda Al Horra, nata intorno al 1495, aveva un’intelligenza straordinaria e una forte personalità; ricevette un’educazione raffinata e parlava perfettamente l’arabo e il castigliano. Sposò il nipote del celebre Al Mandhri, fondatore della dinastia che governò a lungo Tétouan ed è divenuta un personaggio leggendario. Alla morte del marito assunse il governo della città, che gestì con saggezza e polso, fortificò la città, intessé rapporti diplomatici, costruì cantieri navali alla foce dell’Oued Martil e organizzò le attività di pirateria alleandosi col Barbarossa. Sposò in seconde nozze Mulay Ahmed, il sultano wattaside di Fès che con questo matrimonio cercava sostegno contro i Saadidi. Il sultano, su richiesta della futura sposa, si recò a Tétouan per celebrare le nozze, contrariamente alla consuetudine, e le lasciò il governo della città, che ella mantenne per 17 anni, sino a quando fu sconfitta, nel 1542, dal fratellastro alleatosi con i Saadidi. La dinastia ebbe termine nel 1560, quando il sultano saadida Mulay Abdallah Al Ghalib Billah, volendo eliminare i potentati locali, destituì Mulay Ahmed, l’ultimo dei Banu Rashid.