Lixus


Descrizione: 

LIXUS è localizzata su un colle, elevato un'ottantina di metri slm, delimitato alla base dai meandri del fiume Lixus (attuale Lukkos), a 3 km a occidente della foce oceanica del fiume. Le indagini geoarcheologiche mostrano, tuttavia, una profonda evoluzione dell'asta finale del fiume Lukkos, che potrebbe avere evoluto il proprio corso in una conca alluvionale, originariamente invasa dalle acque oceaniche. L'ubicazione della città, alla sommità del colle e sulle pendici meridionali degradanti dolcemente verso la piana del Lukkos, risponde perfettamente alle esigenze dei fondatori fenici, legati da un lato alle attività commerciali e della pesca oceaniche, dall'altro al rapporto con le popolazioni indigene dell'interno raccordate alla città attraverso il corso del fiume navigabile. La città fenicia è sostanzialmente sconosciuta poiché i livelli di VIII sec. a.C. raggiunti con le indagini di M. Ponsich e più di recente di M. Habibi e C. Aranegui hanno documentato, sostanzialmente materiali fenici dell'epoca presunta della fondazione e labili elementi strutturali. Attualmente l'urbanistica della città si incentra da un lato sul quartiere industriale presso la riva destra del fiume Lukkos, dall'altro sui tre nuclei (c.d. teatro-anfiteatro con edificio termale; quartiere di domus ed il c.d. "quartiere dei templi) della città romana messi in luce nelle discontinue e limitate campagne di scavo del secolo XX. Il quartiere industriale costituisce la più ampia testimonianza dell'intero mondo antico dell'attività di produzione delle salse di pesce e della porpora: si tratta di una serie in batteria di bacini (circa 150), per una capacità totale di un milione di litri, destinati alle produzioni anzidette. Un particolare rigoglio dell'industria delle salse di pesce dovette connettersi, con grande probabilità alla produzione in loco o nella regione dei relativi contenitori anforari. Non può, infatti, essere casuale la documentazione epigrafica su anfore di tipo Pompei VII e Beltrán IIB relativa alla celebre cord(yla) Lix(itana) (salsa di pesce ottenuta dalle interiora dei giovani tonni prodotta a Lixus) attestata a Pompei, Aquileia, Augst, Ladenburg e nel relitto Gandolfo, presso Almeria. Il teatro-anfiteatro sembrerebbe in realtà un anfiteatro-unico esempio di questo genere di edificio in tutta la Mauretania Tingitana, rifunzionalizzato al momento dell'addossamento ad esso, con il sacrificio di circa un terzo delle gradinate, di un ampio edificio termale. Il quartiere delle abitazioni signorili, limitato sul lato nord dalla cinta muraria presunta ellenistica, mostra l'adozione di schemi della domus romano-italica, con pavimenti musivi figurati dei tablina e di altri ambienti di rappresentanza e con un piccolo edificio termale. Infine, nell'area occidentale del pianoro, il c.d. quartiere dei templi, che parrebbe esclusivamente di età romana nella sua strutturazione odierna, riflette un'organizzazione degli spazi punica e punica mauritana con una monumentalizzazione della prima età provinciale romana sotto Claudio, forse legata ad un sistema di residenza palaziale, con un edificio termale. L'antico nome di "quartiere dei templi" venne assegnato a questo settore in base alla ipotetica lettura degli edifici presenti come templi, pertinenti ad una sorta di "acropoli sacra". In questo settore fu ricercato, invano, il delubrum Herculis ricordato da Plinio il Vecchio. Nessuno degli edifici deve, invece, essere considerato di carattere sacro benché la puntuale lettura del complesso sia complicata da due fattori: il restringimento tardo antico di Lixus a questo settore dell'insediamento, provvisto di un'imponente cinta muraria del IV secolo d.C., con il conseguente riuso delle strutture anteriori e l'insediamento islamico di cui gli scavi hanno conservato una moschea con la base del minareto, erroneamente considerata una basilica paleocristiana, e una grande struttura abitativa con un hammam (bagno arabo) privato. L'area forense della città romana potrebbe localizzarsi in un sistema di terrazze che partendo dal teatro-anfiteatro risale fino alla sommità del pianoro con una monumentalizzazione incentrata su un edificio absidato che domina una vasta piazza triporticata. Le necropoli di Lixus si distendono alle pendici e al piede della collina su cui sorge la città. Lo stato degli scavi non consente la visione delle tombe più antiche di fase fenicia, punica e mauritana mentre nel settore sud est della collina, possono individuarsi due edifici rettangolari provvisti di nicchie laterali, scavati da Michel Ponsich, dislocati a quote comprese tra i m 22 / 21 quello occidentale, ed i m 19 / 18 l'edificio orientale. Entrambi gli edifici si sono rivelati essere delle tombe a camera con loculi a inumazione del primo periodo della colonia (II metà del I secolo d. C.). Le camere funerarie hanno, tuttavia, un puntuale riscontro in due tombeaux del suburbio di Kanatha, in Syria, riportate ad età bizantina. A questa necropoli è possibile che vada ascritta la lastrina marmorea con epitafio del fanciullo Iulius Censor presente al Museo di Tetouan come derivata da Lixus ma edita con provenienza sconosciuta: Iulius / Censor / c(arus) s(uis), an(nnorum) VIII / h(ic) s(itus) e(st). S(it) t(ibi) t(erra) l(evis) con un formulario caratteristico del vicino caput provinciae Tingis e delle città meridionali della provincia Baetica.

Interpretazione: 

Lo sviluppo delle ricerche nell'area di Lixus non ha restituito dati archeologici o epigrafici in grado di chiarire la tematica topografica del tempio poliadico di Lixus, quello di Herakles / Melqart / Hercules. Due delle cinque citazioni dedicate a Lixus da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia, verso il 70 d.C., sono relative al tempio di Hercules: "A 32 miglia da (Zilil) è situata Lixos, che fu fatta colonia dall'imperatore Claudio e che ha dato luogo, da parte degli antichi scrittori, a dei racconti favolosi: è là che è situato il palazzo reale di Anteo, il suo combattimento con Ercole e il giardino delle Esperidi. In effetti l'estuario (del fiume) è risalito dalla corrente del mare (Oceano) nel suo corso sinuoso, nel quale si riconosce oggi che questo corso fu l'equivalente del dragone che montava la guardia (al giardino delle Esperidi). Questo estuario comprende un'isola che nel cuore di una regione assai più elevata, non viene mai sommersa dalle inondazioni dovute alla marea. Nell'isola si innalza un altare di Ercole e nulla al di fuori degli olivastri ricorda la storia del famoso boschetto dai pomi d'oro. Sicuramente ci si stupirà di meno delle invenzioni favolose propalate dalla Grecia in queste materie ed a proposito del fiume Lixos, se si pensa che noi scrittori, ancora oggi, abbiamo presentato sullo stesso soggetto alcuni racconti del tutto prodigiosi: la città di Lixus sarebbe stata potentissima e più grande di Cartagine, ed inoltre sarebbe stata situata all'opposto di quella ed a una distanza impossibile a misurare da Tingi, ed altre favole che Cornelio Nepote si è affrettato ad accogliere". Sul luogo di culto di Ercole Plinio ritorna a proposito della malva arborescente della Mauritania, poiché essa si trova nell'estuario della città di Lixos, dove furono, secondo la credenza, i giardini delle Esperidi, a duecento passi dall'oceano (= 296 m), presso il tempio di Ercole, che è ritenuto più antico rispetto a quello di Gades. Le strutture monumentali del c.d. Quartiere dei Templi sulla collina di Lixus hanno spinto vari autori a ricercare il tempio di Herakles / Melqart sulla parte sommitale della collina lixitana. Nel suo volume su Lixus. Le quartier des Temples (1981) Michel Ponsich identificava probabilisticamente il c.d. Tempio H, ritenuto il maggiore e il più antico, sulla base di un saggio stratigrafico, con il delubrum Herculis di Plinio. In un riesame della questione Hans George Niemeyer ha revocato in dubbio sia la cronologia del c.d. tempio H, ritenuto al più di età mauritana, sia della topografia dell'insediamento fenicio ipotizzato al piede della collina presso il porto fluviale sul Loukkos. Il tempio riprendendo un'ipotesi di Charles Tissot andrebbe ricercato su un isolotto, oggi guadagnato dall'espansione delle alluvioni recenti, presso Raqqada, in cui le ricerche recenti di A. El- Khayari hanno individuato una necropoli indigena con materiali fenici, attici, laconico, ciprioti del VI sec. a.C. Il maggiore contributo sulla localizzazione del tempio di Herakles / Melqart di Lixus si deve a Michel Gras, nel 1992, che in base alla rilettura delle fonti antiche e dell'analisi geoarcheologica ha proposto di definire il delubrum Herculis non come tempio urbano, bensì come luogo di culto extraurbano, localizzato su un isolotto, all'estuario del fiume Loukkos, mai ricoperto dalle acque oceaniche. Il santuario di Herakles è inquadrato nella logica dell'emporio, il luogo arcaico dello scambio posto sotto la tutela del dio.

Notizie storico critiche: 

Lixus è la più celebre città del Marocco antico, eletta dalla mitografia greca e romana come sede di miti occidentali incentrati su Herakles - Hercules, quali il Giardino delle Esperidi, Anteo ed Atlante. La ricca documentazione letteraria delinea la fondazione fenicia di Lixus, dotata di un porto fluviale sul fiume omonimo, cui si contrappone una seconda città indigena di Libici. Il culto fondamentale è quello di Herakles / Hercules, il cui tempio dotato di un altare (esterno) era ritenuto più antico di quello di Gadir, in Iberia. Il santuario eracleo, evidentemente di istituzione fenicia, era consacrato all'Herakles libio, ossia Melqart. La città fu costituita come colonia romana da Claudio, l'imperatore che organizzò la provincia della Mauretania Tingitana cui apparteneva Lixus. Le fonti letterarie su Lixus, analizzate da Jehan Desanges, spaziano tra il VI sec. a.C. e il VII sec. d.C. L'identità del poleonimo e dell'idronimo ha comportato talora la citazione di entrambi i toponimi, talaltra di uno solo di essi: Ecateo milesio nel VI sec. a.C. conosce l'area paludosa di esondazione del fiume Liza. Più dettagliato è il quadro del Periplo di Scilace, forse del IV sec. a.C. che conosce due poleis, una fenicia Lixos, l'altra indigena (libica) e un porto. Nel Periplo di Annone del V sec. a.C. sono noti esclusivamente i Lixiti nomadi, allevatori di bestiame (evidentemente indigeni), ai lati del grande fiume Lixos. Alessandro Polistore nel I sec. d.C. allesta la città di Lixa, che trae il nome dal fiume Lixos. Artemidoro, nel 100 a.C., documenta l'isola di Atlante e la città di Lynx, saldando la città di Lixus al mito di Atlante. Strabone, in età augustea, ricorda Lixos in quattro passi della sua opera: da un lato evoca le imbarcazioni da pesca di Gadir dette hippoi che navigavano fino al fiume Lixos, dall'altro richiama Eratostene che confonde la città di Tinx (Tingis / Tanger) con quella di Lixos. Inoltre Strabone ricorda Lixos come porto di partenza per una navigazione verso i centri di Zelis (Zilil) e Tiga (Tanger) e, sull'autorità dello storico Tanusio, rammenta la tomba di Antaios, presso Lynx (Lixus), contenente uno scheletro di 60 cubiti (= 30 metri), messo in luce da Sertorio nell'81 a.C., corrispondente probabilmente con il cromlech di M'zora. Infine, pur non menzionando Lixus, Strabone ricorda, in un recesso del golfo emporico, cui appartiene Lixus, un altare di Herakles che non è mai ricoperto dalle maree oceaniche, secondo una notazione che ritornerà in Plinio il Vecchio. Pomponio Mela, ai primi del I secolo d. C., menziona Lixos e il fiume fangoso limitrofo (Lixos). Plinio il Vecchio documenta l'esistenza di un delubrum (tempio) di Hercules, con ara (altare), benché tale edificio di culto non sia stato ancora stato individuato. Infine Plinio elenca le distanze di Lixos dalla colonia Babba (d'incerta collocazione) (40 miglia = 59 km) e dalla colonia Banasa (75 miglia = 111 km), dal fiume Anas 205 miglia (km 303) secondo Vipsanio Agrippa e dal fiume Sububus 50 miglia ( 74 km), 112 miglia dallo stretto gaditano (166 km) e 224 miglia dal porto di Rutubis (km 332). Nel poema Punica Silio Italico evoca le acque impetuose del fiume Lixus e la città che ode il fragore dei flutti che si avventano contro le colonne d'Ercole. Il geografo Tolomeo annota nel II sec. d. C, l'estuario del fiume Lix e l'omonima città considerata interna rispetto all'oceano, a 20' a sud della foce e a 25' ad est della stessa foce, dati lontani dalla realtà geografica. L'Itinerarium Antonini (III sec. d.C.) fissa Lix colonia, lungo la via parallela alla costa oceanica della Mauritania a 16 miglia a sud di Tabernae ed a 24 miglia a nord di (aquae) Frigidae. Dall'Itinerarium deriva la sequenza di centri mauritani della Cosmographia dell'anonimo Ravennate del VII secolo. I Lixites sono nominati nel II secolo d.C. da Pausania mentre il fiume Lix e l'oppidum omonimo sono menzionati nella cosmografia di Giulio Onorio. Dubbio è il caso dell'attestazione di Aulucos (ad Lucos? = ad Lixum) nella Notitia Dignitatum del IV sec. d.C. La vicenda degli scavi archeologici di Lixus, effettuati a partire dalla scoperta del sito ad opera del tedesco Barth nel 1845 e soprattutto a partire dagli studi di Tissot nel 1877, ha fortemente determinato lo stato attuale dei monumenti visibili del complesso archeologico. L'assenza di un vero metodo stratigrafico e di una rigorosa documentazione scientifica degli scavi di De Montalban, M. Tarradell e M. Ponsich antecedentemente la ripresa delle missioni archeologiche a cura dell'INSAP di Rabat e dell'Università di Valencia nel 1995, limitatamente ai due sondaggi "del Carrubo" e "dell'Olivo", ha gravato profondamente sulla conservazione e sulla interpretazione dei monumenti lixitani. Altre indagini sono dovute alle missioni marocco-francese (mosaici delle domus) e marocco-italiane (università di Sassari e di Siena) concernenti l'urbanistica della città.