La porpora: una sostanza assai pregiata e costosa

Presso i Fenici era particolarmente diffusa l’industria della porpora, una sostanza colorante rossa secreta dalle ghiandole di molluschi marini appartenenti ad alcune specie di murici. Plinio il Vecchio descrive il lungo procedimento necessario per ottenere la porpora, che richiedeva figure specializzate. Esso iniziava con la pesca dei molluschi del genere murex, presenti in grandi quantità nei bassi fondali. La porpora era un prodotto raro e costoso, dal momento che per ottenerne il quantitativo necessario a tingere una veste (circa un grammo), erano necessari 8000 murici. La pesca doveva essere praticata prima della primavera (autunno o inverno), perché in questa stagione, corrispondente al periodo della riproduzione, la sostanza colorante perdeva le sue proprietà. I molluschi venivano poi accumulati all’interno di capienti vasche a tenuta idraulica esposte al sole, dove era prevista una lunga decantazione; poiché tale operazione produceva un’aria maleodorante, gli impianti produttivi della porpora erano ubicati ai margini dell’abitato e sono oggi riconoscibili per la presenza di grandi quantitativi di gusci frantumati: un sito produttivo della Tunisia ne ha restituiti 192 m3.

Durante la stabulazione le conchiglie erano infrante ed eliminate dalle vasche, nelle quali veniva aggiunta acqua marina che aveva la funzione di diluire il colore ottenuto dalla macerazione dei molluschi. Poi gli animali venivano posti a cuocere: morendo, essi liberavano una minima quantità di sostanza colorante, che doveva essere cotta a lungo per ottenerne il necessario concentrato.

Quest’attività era molto proficua: la porpora era infatti molto ricercata perché assicurava una tintura indelebile dal rosa al violetto e acquisiva col tempo i riflessi; era adatta alla tintura della lana e della seta, ma non del lino e del cotone. La sua produzione e il commercio proseguirono sino all’età romana: nel nord del Marocco sono state recentemente individuate tracce di questa attività produttiva nel sito di Metrouna, sulla riva destra dell’Oued Martil. Ma si ricordi anche il complesso artigianale di Mogador (l’isola atlantica dove i Fenici fondarono una colonia, a circa 700 km a sud di Tangeri), connesso a una villa di età augustea e interpretato come uno degli impianti per l’elaborazione della porpora installati da Giuba II in questo arcipelago che aveva il significativo nome di Insulae Purpurariae.