La musica andalusa

Nel vasto patrimonio andaluso che i Moriscos hanno trasmesso al Marocco la musica (tarab al ala) occupa una posizione privilegiata: ancor oggi essa è vitale con il suo vasto repertorio che spazia dall’amore alla natura e che, con l’apporto sufi, si è ampliato al misticismo, alla pietà e all’amore divino. La musica andalusa nasce, poco tempo dopo la conquista della Spagna, dall’incontro della tradizione araba con quelle locali. Il grande virtuoso Ali Ibn Nafi, soprannominato Ziryab, forse il musicista più celebre sotto il califfo Harun Al Rashid (766-809), si trasferì a Cordova dove fondò la prima scuola di musica e di canto basata sul principio della perfetta aderenza della musica al testo poetico. Nacque così la musica andalusa, che giunse in Marocco con gli immigrati, ricevendo dalle tradizioni locali nuovi apporti che la modificarono e la arricchirono, costituendo un patrimonio vario e complesso per costruzione, metri e generi poetici. Musica e canti  si organizzano in composizioni chiamate nuba, che consistono in due parti maggiori: i preludi e le misure (mizane), ciascuna delle quali comprende pezzi vocali (sana’a) suddivisi a loro volta in tre parti che si differenziano per l’interpretazione ritmica. Musicisti e cantanti sono disposti in semicerchio; gli strumenti sono a corde (liuto a 6 corde, rebab a 2 e violino) e a percussione (taussid, tarr e derbuka). I testi sono in arabo classico, in dialetto marocchino e  nei dialetti berberi (amazigh).