Fonti arabe

Le nostre conoscenze sulla storia, i monumenti e la cultura della penisola tingitana si basano su testi di studiosi arabi, alcuni dei quali, come Al Idrisi, nativi della regione. Dai loro scritti hanno tratto spunto romanzieri contemporanei: Amin Ma’alouf, Tariq Ali e Ildefonso Falcones, autori di romanzi storici appassionanti e ben documentati. Uno dei generi più diffusi nella letteratura araba medievale è la rihla, il racconto di viaggi “figlio della Geografia” di cui fu maestro Ibn Battuta. Nativo di Tangeri, il 14 giugno del 1325, all’età di 21 anni, egli intraprese un viaggio nella Dar Al Islam (“la dimora dell’Islam”, corrispondente ai territori dove i sovrani e le leggi erano musulmani) che sarebbe durato sino al 1353 e lo avrebbe condotto sino alla Cina. La sua tomba si trova nel quartiere Jenan Kaptan, ai piedi della qasba.

Al Bakri (m. 1094), figlio del governatore della provincia di Huelva, trascorse tutta la vita in Al Andalus. Scrisse un’opera geografica molto importante basandosi sulle testimonianze di viaggiatori e mercanti che ben conoscevano i territori che descrivevano, specialmente il Marocco; di ogni luogo descrisse la geografia, il clima, le piante, le città principali, le popolazioni, i costumi. Della sua opera ci sono pervenuti solo il primo libro, con la storia del mondo, e quelli sull’Africa settentrionale, l’Egitto e l’Europa.   

Al Idrisi (1199-1165 o 1166) nato a Ceuta in una famiglia che discendeva dalla dinastia sharifiana degli Idrisidi, visse nell’età degli Almoravidi. I suoi viaggi lo condussero in Sicilia dove fu accolto alla corte di Ruggiero II e al re normanno dedicò il suo trattato di Geografia, noto come Libro di Ruggiero, che sviluppa e completa l’opera di Al Bakri. Esso era accompagnato da un planisfero d’argento che fu distrutto e fuso in occasione di una sommossa nel 1161, ma di cui sono note copie. Una riproduzione è conservata al Museo Archeologico di Tangeri: la carta presenta il nord in basso e contiene schematiche raffigurazioni delle montagne e dei fiumi, mentre le città sono indicate da un cerchio nero; in nero è anche la loro legenda, mentre gli altri nomi (di fiumi, laghi etc.) sono in rosso.

Ibn Khaldoun (1332- 1406) fu storico, astronomo, giurista i1slamico, teologo, matematico, stratega, filosofo, diplomatico e uomo politico dell’Ifriqiyya. Si ritirò dalla vita pubblica per dedicarsi alle proprie ricerche; la sua opera principale è una storia universale: “degli Arabi, dei popoli stranieri, dei Berberi e delle grandi dinastie a loro contemporanee”. Essa è preceduta dalla Muqaddima (prolegomeni), che gli studiosi moderni hanno di volta in volta considerato come la prima opera di filosofia della storia, o di sociologia, o di scienze sociali, o di demografia, o di economia, e che tratta anche di teologia, biologia e chimica. La Muqaddima è stata considerata sin dall’inizio come un’opera indipendente dal trattato in cui era inserita.

Leone l’Africano (1488 c.-1554) è il nome cristiano di Al Hasan bin Muhammad Al Wazzan, un intellettuale nato a Granada la cui famiglia si stabilì a Fès dopo la resa della città ai Cristiani nel 1492. Formatosi nella locale e prestigiosa Università Al Qarawiyyin viaggiò molto, prima al seguito di uno zio diplomatico, sino a Timbuctu, quindi in Africa e in Asia per incarichi diplomatici conferitigli dal sultano. Nel 1517 venne catturato da corsari cristiani che, riconoscendone la cultura, lo offrirono in dono a papa Leone X; questi lo apprezzò a tal punto da liberarlo e farlo battezzare col proprio nome (Iohannes Leo de Medicis). Su richiesta del pontefice egli redasse una descrizione dell’Africa, pubblicata in italiano a Venezia nel 1550 e in francese a Parigi sei anni dopo, ricca di notizie, che fu a lungo in Occidente l’unico testo che parlasse del Sudan. Scrisse anche biografie di arabi (musulmani ed ebrei) illustri e un dizionario trilingue (latino, arabo, ebraico).