Ahmed Al Raissuli: eroe, opportunista o brigante?

Ahmed Al Raissuli, sharifiano di discendenza idriside, nacque nel villaggio di Zeinat (Jebala) nel 1858 e sin da giovanissimo si diede al brigantaggio seminando il terrore tra le tribù del Rif. Dotato di un fisico eccezionalmente robusto, questo singolare personaggio aveva profonde conoscenze teologiche; nel 1876 venne catturato e il pascià di Tangeri lo esiliò a Mogador e fu rilasciato diciotto anni dopo alla morte di Mulay El Hasan. Nel 1903 fece rapire Walter Harris, corrispondente del Times a Tangeri, il console degli Stati Uniti Varley e il miliardario americano Perdicaris; nulla poterono le operazioni punitive del makhzen o l’invio di incrociatori americani al largo del Rif. Solo l’intervento di un alto personaggio di Ouezzane riuscì ad ottenerne la liberazione, in cambio di una considerevole cifra di denaro, della liberazione dei compagni di Raissuli detenuti a Tangeri e della destituzione del pascià della stessa città. Egli divenne quindi capo delle tribù del Jebala e la sua autorità fu riconosciuta da Tangeri a Ksar El Kebir; gli abitanti di Chefchaouen gli proposero il sultanato, ma egli rifiutò. Dopo un primo tentativo di appropriazione della città, concluso con l’invio di truppe del makhzen e con la sua fuga, nel 1906, approfittando delle lotte dinastiche in corso, divenne governatore dei Jebala e degli Anjra. Si autoproclamò pascià di Assilah, dove si fece costruire un sontuoso palazzo: si dice che dalle grandi finestre della vasta sala di ricevimento a picco sull’Oceano quest’uomo crudele, che seminava il terrore tra i propri soldati e nella regione, gettasse i propri oppositori. Nel corso della prima guerra mondiale si era alleato con la Spagna, da cui aveva ottenuto sussidi, armi e munizioni, e con la Germania in cambio della promessa di regnare sul Marocco; l’esito del conflitto fece sì che in molti lo abbandonassero, né Abd El Krim El Khattabi volle il suo aiuto nella guerra contro la Spagna, anzi lo fece arrestare. Morì in carcere nel 1925.