Il castellum di Tamuda in età tardo antica

Tamuda mantiene la propria funzione militare fino alla prima metà del V s. d.C.

La sua occupazione si protrasse almeno fino alla prima metà del V s. d.C. come indica il ritrovamento di ceramica d’importazione (sigillata, lucerne di tipo cristiano con il chrismón), oggetti di ornamento personale (tra i quali fibule cruciformi, fibbie di cinturoni decorate da teste di animali, di derivazione germanica) e monete.

I prodotti importati appena citati documentano un’intensa attività commerciale di Tamuda, pienamente inclusa nei traffici dell’epoca.

Il toponimo, benché alterato, si mantiene nella tarda denominazione castellum Tamuco, dove la Notitia Dignitatum ricorda, tra la fine IV-inizi V s. d.C., fosse destinato un contingente di cavalleria (sotto il comando di un praefectus Alae Herculae, carica nota peraltro anche da iscrizioni).

Il campo militare di Tamuda è abbandonato nel corso della prima metà del V s. d.C., momento a cui si datano gli ultimi interventi edilizi. Non è chiaro se gli autoctoni che vivevano sotto la protezione della postazione militare continuarono ad occupare il sito dopo che la guarnigione militare fu smantellata. Alcune ceramiche di età medievale rinvenute nei vecchi scavi potrebbero attestare l’esistenza di un modesto abitato rurale, mentre a periodi più vicini all’attuale si rilevano attività agropastorali (sporadiche) e militari.

L’assenza di tracce di incendio o distruzione lasciano supporre che l’abbandono del castellum non sia stato causato da un evento traumatico.