Tamuda nel periodo mauretano

Tamuda (dal berbero tamda, palude), ubicata su un promontorio dominante la riva destra dell’Oued Martil, che durante l’antichità era navigabile, godeva di una posizione strategica adatta allo sviluppo di una città importante: oltre a una facile difesa, permetteva infatti di controllare l’accesso alle valli fertili interne ed era in comunicazione col mare. Il suo porto era forse in corrispondenza del sito di Sidi Abdeslam del Behar, alla foce del fiume.

La città mauretana fu fondata attorno alla fine del III-inizi del II s. a.C., un periodo che vide lo sviluppo urbano di vari centri, come ad esempio Lixus, ed occupò un’area di circa 32 ettari.

La struttura dell’abitato, pienamente inserita nella tradizione ellenistica mediterranea, presenta un impianto sostanzialmente ortogonale e incentrato su uno spazio centrale (una piazza) a pianta rettangolare; attorno a questo si sviluppavano quartieri residenziali (non tutti della stessa ampiezza) divisi da strade. Sono stati indagati edifici di struttura complessa, a più vani: abitazioni, botteghe, piccole officine artigianali. Il ritrovamento in alcune case di colonne e pilastri mostra l’importanza della città.

Dal II s. a.C. Tamuda può essere considerata quindi una città vera e propria, conforme alle regole dell’urbanizzazione dell’epoca, grazie alla distribuzione razionale di abitazioni, botteghe, strade e spazi pubblici. Come altri centri della costa mediterranea (Emsa, Sidi Abdeslam del Behar), essa conserva tuttavia traccia delle influenze puniche in vari ambiti, quali la lingua e le tradizioni artigianali. Ne sono esempio i brucia-profumi a testa femminile raffiguranti l’immagine di divinità quali Tanit, Demetra e Core.

L’importanza della città nell’ambito del regno mauro è indicata anche dalla presenza della zecca che batteva monete con la legenda in caratteri neopunici.

Verso la fine del I s. a.C. la città fu devastata da un importante incendio causato da una rivolta collegabile alla situazione critica della Mauritania in quest’epoca, in particolare agli scontri tra Bogud, alleato di Marco Antonio e il re Bocco, alleato di Ottaviano, durante la rivolta degli abitanti di Tangeri nel 38 a.C.

Ricostruita probabilmente dopo questi avvenimenti, Tamuda godette di grande prosperità e autonomia fino al 40 d.C. quando fu completamente incendiata al momento dell’intervento delle truppe romane in Mauretania, per essere poi assorbita nell’orbita romana.

Nel II s. a.C. la città si aprì pienamente ai contatti mediterranei, come testimonia l’arrivo massiccio di ceramiche (importazioni italiche di campana A e di anfore vinarie;  e iberiche).

Tamuda dovette la sua prosperità alla varietà di risorse delle quali disponeva: agricole, nella fertile valle fluviale, e marine: i prodotti della pesca (che è testimoniata dal rinvenimento di pesi da rete e di ami), venivano lavorati nelle officine di salagione (Metrouna e Sidi Abdeslam del Behar) o in quelle per la produzione della porpora. Erano inoltre presenti, nelle montagne a S della valle dell’oued Martil, modesti giacimenti minerari di piombo e rame.