Lixus nel periodo mauretano

Durante il regno dei Mauri (II s. a.C.-40 d.C.), dopo un sensibile declino dovuto all’espansione cartaginese, Lixus vive un periodo di floridezza testimoniato da un notevole sviluppo urbanistico. Il tratto occidentale della cinta muraria e le strutture ad essa adiacenti indicano che la ricostruzione della città fu basata su un progetto di tipo ellenistico, comprendente costruzioni con funzione civile e sacra, ma anche cisterne per l’approvvigionamento idrico.  

Gli interventi edilizi riguardano anche gli edifici disposti su terrazzamenti realizzati lungo il pendio meridionale: ogni piano comprende vari ambienti e taluni edifici sono provvisti anche di vani sotterranei e di cortili lastricati.

Le necropoli si trovano come di consueto all’esterno dell’abitato, ad ovest e ad est di esso.

In questo periodo la città inizia ad assimilare elementi culturali romani (vino, ceramiche e monete) e ad integrarsi nei circuiti commerciali esistenti. Nel contempo anfore che contenevano le salagioni prodotte nelle officine del nord del Marocco vengono ora esportate in gran numero verso il Mediterraneo e la costa atlantica della penisola iberica.

Accanto ai nuovi influssi provenienti da Roma si mantiene la tradizione culturale di Cartagine. Che la lingua punica sia ancora utilizzata si deduce dalle monete in bronzo coniate a Lixus sulle quali è inciso il nome della città in caratteri neopunici (LKŠ, che nella trascrizione latina corrisponde a LIX o LIXS).