Le città sotto gli Almohadi

Qsar El Kebir (lett. il grande castello, la grande fortezza) corrisponderebbe alla colonia romana di Oppidum Novum. Il centro, fondato agli inizi dell’XI secolo, fu una tappa importante nell’espansione degli Almohadi verso settentrione: il sultano Yaqub Al Mansur sarebbe stato, secondo le fonti letterarie, il principale artefice dello sviluppo della città, che aveva già una notevole importanza come mercato e per il traffico carovaniero e che con gli Almohadi aveva assunto una funzione militare nelle spedizioni verso la Spagna. Egli ne raddoppiò la superficie (da cui il nome), la cinse di mura e vi fece costruire una grande moschea. Centro di misticismo, la città accolse Ibn Ghalib, originario di Silves in Portogallo, che attirò altri mistici e dopo la morte (tra 1177 e 1183) divenne una sorta di patrono della città; la sua tomba, detta Mausoleo di Sidi Bughaleb, è meta di pellegrinaggi. La zia, Fatima Al Andalusiyya (Lalla Fatima), dopo un soggiorno a Fès, lo raggiunse in questa città; anche lei grande e rispettata mistica sufi morì nel 1245 e venne sepolta presso una delle porte della città. Sidi Dais, un Banu Ashqilula di Cadice, per compensare la cessione di Malaga, ottenne dai Merinidi la signoria della città e fondò una piccola dinastia; il suo marabutto è ubicato in prossimità della Grande Moschea.