Ceuta in età fenicia

I resti del più antico insediamento stabile sull’istmo di Ceuta, che prolunga a Est la sponda settentrionale della penisola tingitana, sono venuti in luce nel corso di recenti indagini di archeologia preventiva (2004-2005) presso la Cattedrale; della fase più antica dell’abitato (fine VIII-inizi/prima metà VII s. a.C.) rimangono alcuni pavimenti con fori corrispondenti ai pali che reggevano la copertura e da rifiuti di attività domestiche.

Verso gli inizi/metà del VII s. a.C. (II fase) l’occupazione di quest’area è interessata da un’urbanizzazione pianificata che obliterai resti precedenti; viene realizzata una strada larga 4,5 m, orientata N-S e pavimentata con piccoli ciottoli, lungo la quale si dispongono diverse costruzioni.

Tra gli edifici individuati riveste una certa importanza quello situato a est, che presenta due fasi costruttive: la prima è testimoniata dai resti di due strutture tra loro perpendicolari; ad esse si sovrappone successivamente parte di un edificio esteso più di 100 mq di superficie e articolato in più ambienti di pianta rettangolare pavimentati in piccoli ciottoli e argilla.

Nel settore contiguo all’edificio orientale una fila di fori di palo paralleli alla facciata lascia supporre l’esistenza di un portico aperto verso la strada.

Sul lato occidentale della strada è stato individuato un edificio a pianta rettangolare, di cui si conserva un ambiente con i muri in pietre arrotondate legate con argilla il cui pavimento, soprelevato rispetto al piano stradale, è costituito da piccoli ciottoli; vi si conserva un focolare di forma circolare, ottenuto abbassando una parte del pavimento che venne circondata da pietre. Questa struttura perse poi la sua funzione in quanto venne riempita di pietre fino al livello del pavimento.

In un momento avanzato del VII s. a.C. questo spazio viene destinato ad attività artigianali: vengono infatti costruite strutture per la combustione, cioè dei forni; sulla strada viene a depositarsi uno spesso strato di detriti ricco di ceramica e di resti di animali.

La ceramica, realizzata a mano e al tornio, è la stessa che è stata rinvenuta negli insediamenti fenici d’Occidente (vasi con ingobbio rosso, dipinta, anfore, lucerne) e mostra forti affinità con quella di Malaga, sull’altra sponda dello Stretto; i prodotti importati attestano il coinvolgimento del sito nei traffici commerciali mediterranei.