Lixus: il quartiere cosiddetto “dei templi” in età mauretana

Si tratta di un settore costituito da edifici pubblici (indicati da Ponsich con le lettere A-O) ubicati nella parte sud-occidentale della collina su cui sorge la città. In questo complesso edilizio sono state riconosciute due fasi costruttive di età mauretana. Nel corso di quella più antica (prima metà del I s. a.C.o-30 a.C.) vengono realizzati un quartiere di abitazioni, una sola delle quali è stata scavata (quella O), una cisterna e tre edifici (K, E, B e C). Quest’area, orientata secondo un asse est-ovest, fu verosimilmente protetta, almeno nella porzione occidentale, da una cinta muraria.

L’edificio O, noto come cámaras Montalbán (dal nome del primo scavatore), si trova nell’angolo sud-occidentale del quartiere monumentale e ha restituito resti di strutture databili dal periodo fenicio alla seconda metà del I s. d.C. Esso si sviluppa per 850 m2; i muri, che si conservano per un’altezza di circa 4 m, sono costruiti con blocchi poligonali e con elementi di reimpiego disposti in filari orizzontali più o meno regolari.

È ipotizzabile, sulla base della pianta, che nella fase più antica questo edificio si articolasse in uno o più magazzini tripartiti con vani aperti su un corridoio. Nel periodo mauretano iniziale (130-80 a.C. e 80-50 a.C.) esso venne ampliato verso sud.

Tra la seconda metà del I s. a.C. e gli inizi del successivo (50 a.C.-10 d.C.) viene attuato un importante intervento edilizio: queste strutture vengono inserite in un complesso monumentale che sarà completato sotto Giuba II: un muro dotato di contrafforti le chiude a sud e a ovest, riducendone le dimensioni; gli accessi cambiano e l’edificio si sviluppa in altezza. Nell’ambito di questo progetto architettonico si distinguono alcune scelte tecniche: per i muri, costruiti in opera quadrata, viene utilizzata la pietra delle scogliere di Larache, che veniva poi stuccata; i pavimenti consistono in una preparazione di malta nella quale sono inseriti ciottoli arrotondati di alabastro e in mosaici a losanghe, le pareti sono rivestite in stucchi dipinti su fondo nero.

A un crollo improvviso segue un intervento di ristrutturazione: consolidando e innalzando i muri che delimitano l’edificio a sud e a ovest, si realizza un criptoportico, che costituisce la facciata monumentale verso l’Atlantico. Questa costruzione, articolata forse in due o tre livelli, presenta un colonnato centrale sia al piano terra sia al primo piano e un pavimento in opus signinum. Il criptoportico, nella cui direzione si aprono le porte e le finestre degli ambienti vicini, viene distrutto attorno alla metà del I s. a.C.

Un altro edificio (C), a pianta quadrangolare (12,70 x 10,50) che sorge su un terrapieno, potrebbe essere l’unico monumento religioso di età mauretana, tra quelli del quartiere detto dei templi. La facciata, rivolta a est, è preceduta da una scalinata monumentale di cui si conserva solo il primo gradino. Tramite due ampi ingressi provvisti di soglie monolitiche si accedeva a due celle lastricate dalla pianta allungata. L’edificio si data anteriormente all’età augustea.

Un’altra costruzione, realizzata anch’essa nel I s. a.C., presenta un corridoio a forma di L, orientato E-W e N-S, con un allineamento di basi di colonne che sostenevano verosimilmente un portico; il muro occidentale è provvisto di due nicchie curvilinee, quello settentrionale di due esedre, una semicircolare e l’altra rettangolare.

Nel corso della seconda fase mauretana individuata nel quartiere monumentale (collocabile sotto Giuba II o Augusto) vengono costruiti due edifici (H e J).

Il primo, eretto alla fine del I s. a.C., è costituito da un portico semi-circolare, del quale sono ancora in posto otto basi di colonne, interrotto, al centro, da una nicchia rettangolare aperta verso uno spazio scoperto (una corte) e chiuso a sud da una struttura muraria realizzata con grossi blocchi che lo separa dall’altro.

Le più recenti indagini confermano sia la fase di notevole sviluppo edilizio sotto Giuba II sia la distruzione della parte monumentale di Lixus alla fine del periodo mauretano, ricollegabile forse alla serie di rivolte, menzionate dagli autori antichi, al momento della costituzione della provincia romana che poneva irrimediabilmente fine al regno dei Mauri.