Le mazmorras di Tétouan

Le mazmorras sono le carceri sotterranee scavate nel banco calcareo in corrispondenza del settore più antico della medina di Tétouan, destinate a ospitare i prigionieri e gli schiavi cristiani catturati dai corsari. Il termine deriva dall’arabo al matmura (da tamara, nascondere), che significa “luogo sotterraneo”, “cavità” e sta spesso a indicare i silos sotterranei per la conservazione dei cereali. Esse risalgono all’epoca di Sidi Ali Al Mandhri (inizi del XVI s.) e rimasero in uso almeno sino alla fine del XVIII secolo; ne abbiamo varie descrizioni, come quella che il p. Ferdinando de Contreras inviò a Filippo II nel 1539. Furono parzialmente esplorate da César Luis de Montalbán y Mazas negli anni 20 del Novecento, che ne mise in luce vari ambienti, tra i quali una cappella. I prigionieri cristiani, utilizzati come schiavi nella costruzione dei più importanti edifici della città, vi erano rinchiusi la notte; le gallerie erano suddivise in vari ambienti da muretti in mattoni. Oltre alle celle venne ricavata una piccola chiesa a pianta trilobata, decorata con azulejos di fabbricazione spagnola, ove i padri redentorista celebravano la messa per i prigionieri. La maggior parte degli accessi alle mazmorras, delle quali non si conosce l’estensione, venne murata poco dopo l’esplorazione; la principale strada della medina, Al Mtamar, ne conserva il nome.