L'architettura dopo l'indipendenza

L’indipendenza ha segnato un momento di riappropriazione da parte della popolazione delle proprie tradizioni, non solo in campo architettonico: di fronte alla globalizzazione questo patrimonio è oggi sentito come un valore aggiunto. Una nuova sensibilità al patrimonio storico-artistico, figlia dei Protettorati, ha fatto sì che negli ultimi anni si sia proceduto, anche nel quadro di accordi internazionali, al risanamento e alla conservazione di interi quartieri e al restauro di monumenti anche di un passato recente; sono rimaste vive le tradizioni artigianali, coltivate in scuole di vecchia tradizione, come quella di Tétouan, e in istituti di più recente creazione e la sapienza del maallem, il mastro artigiano, continua ad essere apprezzata e valorizzata dall’architetto. Il rilancio dell’architettura di terra, tuttavia, al quale avevano contribuito anche personaggi in vista della cultura per le proprie abitazioni, ha fallito di fronte alla globalizzazione del cemento armato, anche per la mancanza di un sostegno politico chiaro. L’architettura regionale in pietra del pre-Rif è stata oggetto di studi commissionati da organismi pubblici. Negli anni ’80 vi fu una crisi non indifferente dell’architettura marocchina, che portò ad una vera e propria fuga di cervelli. Le cause furono molteplici e legate alla messa in sicurezza delle città: dalla riorganizzazione della professione dell’architetto, che venne legato al Ministero degli Interni, all’inglobamento in questo del Ministero dell’Habitat, dalla visione dell’urbanistica come risposta ai movimenti che agitavano il paese in quegli anni, all’imposizione di un’espressione monumentale del potere nelle strutture periferiche che adottarono sistematicamente arcate e tegole verdi, mentre negli anni ’70 le sedi di istituzioni finanziarie e di imprese private erano state realizzate secondo canoni modernisti slegati dalla tradizione. Il mutamento politico degli anni ’90 ha giovato allo sviluppo di un’architettura minimalista e originale lontana dal folklore. Una delle tendenze più interessanti è quella di un rinnovamento che porti l’architettura marocchina a maturare facendo a meno, da un lato, del “neotradizionalismo”, dall’altro della “parodia di un linguaggio occidentalizzante”.