Il faro di Cap Spartel

L’importanza dei traffici tra Atlantico e Mediterraneo si rifletteva sul porto di Tangeri, attivo anche nel quadro del commercio mediterraneo, ma l’ingresso nello Stretto dall’Oceano presentava difficoltà e pericoli: le acque intorno a Cap Spartel, a causa delle frequenti tempeste, erano divenute un cimitero di navi. Così, dopo il naufragio della corvetta brasiliana Doña Isabela che aveva causato 104 morti, il corpo consolare di Tangeri impose la costruzione del “faro marocchino internazionale” di Cap Spartel nel 1864. Il sultano, che aveva fornito il terreno e finanziato la costruzione, ne affidava la manutenzione e il controllo ad un’apposita commissione costituita da delegati delle 10 potenze rappresentate a Tangeri, dal momento che il Marocco non possedeva né una flotta militare né una commerciale. Il faro si trova su un pianoro a 110 m di altitudine all’ingresso dello Stretto di Gibilterra, 14 km a ovest di Tangeri. La torre, inserita in una costruzione quadrangolare con cortile centrale, ha pianta quadrata e presenta agli spigoli blocchi sovrapposti a bugnato; è sovrastata da una balconata aggettante ed è animata da strette finestre.