Quitzán

Situato su un’altura presso il corso medio dell’Oued Martil, presso Tétouan, Quitzán

fu un importante centro a carattere urbano la cui vita si sarebbe protratta dall’epoca punica (V s. a.C.) fino a quella mauretana (I s. a.C.)

L. de Montalbán poté vedere alcuni resti scoperti casualmente nel 1928, mentre M. Tarradell vi effettuò in seguito alcuni sopralluoghi.

Di recente (2008) il sito è stato di nuovo esplorato indagato da un’équipe ispano-marocchina nell’ambito delle prospezioni per la redazione della “Carta archeologica del Nord del Marocco”. Se precedentemente i dati disponibili indicavano Quitzán come un piccolo abitato rurale di epoca pre-romana, la rilevante presenza e la distribuzione di materiale di superficie suggeriscono invece l’esistenza di un insediamento importante. Ulteriori dati sono emersi anche dall’analisi di una sezione stratigrafica messa in evidenza da mezzi meccanici presso la moschea a sud del giacimento e da un saggio di scavo.

Una possibile occupazione in età fenicia (VII-VI s. a.C.) è testimoniata sia dal rinvenimento di resti murari e anfore sotto i livelli della fase punica, sia da materiali di superficie (ceramica modellata a mano, con ingobbio rosso, dipinta a fasce in rosso e nero, anfore). Questa fase arcaica appare particolarmente significativa considerata la scarsità di insediamenti così antichi sinora noti lungo la costa mediterranea (tra i quali Ceuta a W e Sidi Driss a E).

La fase di occupazione meglio attestata si colloca verso la fine del VI-inizi del V e il IV s. a.C.; essa è documentata da una serie di strutture riferibili ad almeno due edifici, uno dei quali era forse un magazzino, come suggeriscono la pianta allungata e la vicinanza al fiume. Di esso si conservano almeno due ambienti separati da un muro; a quest’ultimo, nel vano meridionale, è addossata una banchina in muratura, che nell’edilizia fenicia fin da età arcaica è di solito in relazione con spazi sacri o artigianali. L’altra costruzione, appartenente alla stessa fase costruttiva, conserva tracce di pavimentazione di argilla battuta di colore rosso; uno spazio non pavimentato la separa dall’altra. È ipotizzabile, pur considerando la limitata estensione delle indagini, che queste strutture siano pertinenti ad un impianto di tipo «urbano».

Tra i materiali prevalgono le anfore puniche (anche di produzione locale), accanto alle quali sono presenti la ceramica con ingobbio rosso e quella decorata con fasce dipinte.

Se l’abbandono del secondo edificio avviene verso la fine del IV s. a.C a seguito di un incendio, la data di distruzione dell’altro non è altrettanto sicura.

Sui livelli di crollo di queste strutture di piena età punica è stato rinvenuto uno strato di materiali più tardi (anfore dello Stretto, di Cartagine, di Ibiza, italiche e ceramica a vernice nera italica e di imitazione) che testimonia dell’occupazione tardopunica e mauretana, della quale non sono sinora state individuate costruzioni.

La frequentazione di Quitzán fino al termine del I s. a.C. suggerisce la presenza di un abitato stabile fino alle soglie della creazione della provincia romana.

In età punica e poi mauretana (V e II-I s. a.C.) l’occupazione della costa mediterranea appare quindi articolarsi attorno a vari centri, come Quitzán, Emsa e Sidi Abdeslam del Behar e a quella che risulta essere la città principale di riferimento per questo territorio, Tamuda, ubicata poco lontano dalla fascia litoranea.

Non meno importanti sono i dati relativi a una probabile rioccupazione di questo sito in età bassomedievale, di poco anteriore alla fondazione nel XV secolo della città di Tétouan.