I pionieri dell’archeologia moderna

La moderna archeologia marocchina deve molto a due grandi personalità, che operarono essenzialmente nella penisola tingitana, alla cui conoscenza portarono un contributo fondamentale; le accomuna l’interesse per i progressi che l’archeologia storica stava compiendo negli anni centrali del XX secolo, l’apertura internazionale, la notevole capacità di lavoro, la disponibilità verso gli altri studiosi.

Miquel Tarradell Mateu sostituì nel 1948 Pelayo Quintero Atauri alla direzione del Servicio de Arqueología, istituito nel in Marocco nel 1939, dopo la fine della guerra civile. Giovane catalano, aveva diretto dal 1946 il Servicio de excavaciones della provincia di Granada e rimase in Marocco sino al 1956, quando si trasferì all’Università di Valencia. Il suo dinamismo, la sua apertura internazionale, la sua vasta cultura furono alla base del profondo rinnovamento degli studi sul Marocco antico: la sua opera instancabile sul terreno fu un lavoro solitario e pionieristico. Dopo il ritorno in Spagna, dove insegnò a Valencia prima e, dal 1970 a Barcellona, non solo formò numerosi allievi che raggiunsero eccellenti livelli e condusse importanti ricerche in vari siti, ma pubblicò volumi fondamentali sul Marocco. Tra i suoi scavi più importanti nella Penisola tingitana vanno ricordati quelli nei siti preistorici di Gar Cahal e Caf Taht el Gar e le indagini a Lixus punica e romana e a Tamuda. Scoprì gli insediamenti preromani di Sidi Abdeslam del Behar e di Emsa ed il castellum romano di El Benian. Si deve a lui la definizione del Círculo del Estrecho, la koiné culturale che dalla Preistoria interessa le due sponde dello Stretto di Gibilterra. Nel 1953 organizzò e realizzò a Tétouan il I Congréso Arqueológico de Marruecos Español, al quale parteciparono 153 studiosi e i cui atti vennero pubblicati l’anno successivo, lo stesso in cui fondò la rivista “Tamuda”. I suoi interessi erano focalizzati sul periodo fenicio-punico, ma si interessò a parecchie tematiche. Nel 1965 pubblicò con Michel Ponsich la fondamentale ricerca sul garum e le industrie di salagione del Mediterraneo orientale.

Michel Ponsich, nato a Rabat nel 1927, ebbe una prima formazione all’archeologia da autodidatta in Marocco, con una breve parentesi in Francia; si diplomò all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi con una tesi sulle lucerne della Mauretania Tingitana che pubblicò nel 1961. Nel 1967 conseguì a Bordeaux il dottorato di III ciclo con una tesi, anch’essa poi pubblicata, su Tangeri e il suo territorio e tre anni più tardi, nella stessa università, il prestigioso dottorato di stato con un lavoro sulle ricerche archeologiche effettuate nella Mauretania Tingitana e nella Baetica. Fu  conservatore del sito e del museo di Volubilis, dove aveva cominciato a lavorare come disegnatore. Ricoprì successivamente le cariche di Ispettore alle Antichità di Tangeri, direttore del Museo Michaux-Bellaire nella stessa città, del Museo archeologico di Tétouan, degli scavi di Tangeri, Lixus, Cotta, Kouass e divenne infine Ispettore delle Antichità e dei Monumenti storici del Marocco settentrionale. Con Miquel Tarradell aveva iniziato a Lixus una proficua collaborazione scientifica che condusse alla pubblicazione comune di importanti lavori. Nel 1970 fu chiamato a dirigere la sezione archeologica della Casa de Vélazquez a Madrid, il centro per le ricerche francesi nella penisola iberica, e gli scavi di Belo. Di particolare rilevanza, per il progresso delle conoscenze sulla penisola tingitana nell’antichità, sono i suoi lavori su Lixus, su Tangeri e il suo territorio, specialmente in età fenicia, sulla ceramica di Kouass, sulle lucerne romane. Il suo interesse per quella che oggi potremmo chiamare l’industria agro-alimentare si riflette negli studi sull’assetto agricolo nella bassa valle del Guadalquivir e nei fondamentali lavori sulla produzione dell’olio e delle conserve di pesce nel Círculo del Estrecho.