Preistoria e Protostoria

 

Nelle regioni del Nord Africa è stato possibile ricostruire la sequenza delle culture preistoriche nelle sue linee generali. Per quanto concerne le industrie litiche del Paleolitico (più o meno contemporanee al Paleolitico inferiore, medio e superiore delle province europee), il ritrovamento di giacimenti stratificati ha facilitato la collocazione cronologica dei reperti e la conseguente ricostruzione dello sviluppo culturale. Per il Neolitico e l’Età dei Metalli, invece, spesso è presente solo materiale proveniente da raccolte di superficie, per il quale non ci si può avvalere dell’aiuto della cronologia relativa offerto dall’evidenza di scavo né di datazioni assolute.

All’Homo ergaster  (1,9 milioni di anni fa) è associata un’industria litica di tipo evoluto, l’Acheuleano, diffusa in molti siti africani e che ha perdurato fino a circa 100.000 anni fa. Tra 400.00 e 200.000 anni fa si afferma un’industria litica caratterizzata dai bifacciali e da strumenti di piccole dimensioni (raschiatoi). Forme evolute di questo tipo di industria litica si ritrovano in Tunisia a Sidi Zin.

Fra 70.000 e 50.000 anni fa si verificò un abbassamento di temperatura su scala mondiale, preludio all’ultima glaciazione e il clima, in molte regioni africane, divenne più secco e più freddo. Nel Nord Africa, tra la Cirenaica e il Marocco, l’Acheuleano fu sostituito da industrie su scheggia di tipo levalloisiano-musteriano, affini a quelle del Vicino Oriente. L’industria di tipo musteriano scomparve abbastanza precocemente dal Nord Africa, sostituita nel Maghrib e nel Sahara dall’Ateriano (caratterizzato dall’uso di punte e schegge peduncolate).

La fine del Pleistocene (verso l’8000 a.C.) fu preceduta da un periodo di clima più arido, della durata di circa due millenni, durante il quale si verificarono due probabili episodi immigratori nel Nord Africa: il primo a opera di gruppi cromagnonoidi, portatori della cultura iberomaurusiana; il secondo a opera di gruppi portatori della cultura capsiana del Maghrib. La fase umida che seguì la fine del Pleistocene favorì probabilmente i contatti e gli scambi culturali fra le popolazioni  già avviate verso la neolitizzazione, e gli autori delle culture dell’ultima fase del Paleolitico. La grande specializzazione adattativa di questo periodo si manifesta nella molteplicità delle varianti industriali regionali, che mostrano una spiccata tendenza verso il microlitismo e lo sfruttamento specializzato e intensivo delle risorse naturali.

Le prime tracce sicure della presenza di coltivazione datano agli inizi del V millennio a.C.; tuttavia si ritiene che l’allevamento fosse praticato sin dal VI millennio a.C.  Le culture a economia produttiva ebbero una rapida diffusione. Elementi materiali della cultura neolitica quali ceramica e asce levigate comparvero abbastanza precocemente. Non esistono tracce di una Età del Rame o del Bronzo, tranne che nella valle del Nilo e nel Maghrib.

 Le ricerche archeologiche e paleoantropologiche hanno permesso di individuare in Tunisia cospicue tracce dell’evoluzione culturale dell’Uomo. Dal Paleolitico inferiore, attraverso il Neolitico e sino all’età dei Metalli, la preistoria si è sviluppata costantemente, dando luogo alla produzione di industrie litiche pertinenti alle principali facies culturali che hanno caratterizzato queste epoche remote.

All’inizio dell’era Quaternaria il continente africano e quello europeo erano collegati e gli uomini del Paleolitico inferiore potevano attraversare lo stretto di Sicilia a piedi. Nella regione di Kébili, in località Ain Brimba, furono recuperati, negli anni ’50 del ‘900,  numerosi resti di ossa appartenenti a specie animali oggi estinte e ciottoli scheggiati dall’uomo, databili a circa due milioni di anni fa. Le vestigia pertinenti alla civiltà dei bifacciali (civiltà Acheuleana) sono, invece, presenti in modo particolare a Gafsa, Métlaoui, Redeyef, Haffouz, Bir Bou Regba, Oued Miliane, Sidi Zine e Koum El Majène. L’industria litica trovata nel sito di Sidi Zin (al-Kef) appartiene all’Acheuleano finale, mentre numerose stazioni preistoriche sono state messe in luce nell’area del Cap Bon, dove l’antropizzazione arriva fino al III millennio. Il Paleolitico medio vede la presenza della civiltà Musteriana e dell’Ateriano (tra i 35.000 e i 25.000 anni a.C.), che prende nome dal sito di Bir-el-Ater, le cui vestigia si rintracciano soprattutto sulle coste nord e nord-est del paese, Bizerte, Cap Bon, Hergla, Monastir ecc.

Intorno a 20.000 anni a.C. si sviluppa invece una civiltà originale, quella detta delle “lamelle”, specialmente nelle regioni meridionali (Kébili-Gafsa), che si caratterizza per la produzione di lame in selce lunghe circa 5 cm. Questa cultura delle “lamelle” precede quella detta “ibero-maurusiana”, che si ritrova nella costa settentrionale del paese. Tra Tabarka e Bizerte si ritrovano numerosi siti relativi a tale cultura:  le dune di Nefza e di Ouchtata hanno restituito nel corso degli anni migliaia di utensili.

La civiltà Capsiana si è sviluppata a Gafsa e nella regione circostante, dove sono state individuate un consistente numero di “escargotières”, che consentono di apprezzarne la consistenza e l’importanza. I principali siti capsiani in Tunisia sono quelli di El Mekta, Redeyef, Ain Sendès, Bortal Fakher, Bir Hamaira, Lala, Bir oum Ali, Ain Metherchem.

Il Neolitico tunisino, che copre un arco temporale di circa cinque millenni, viene distinto in due importanti correnti: il Neolitico di tradizione capsiana e il Neolitico mediterraneo.

Quello di tradizione capsiana (IV-III millennio a.C.) si riscontra nella zona del sud-ovest della Tunisia e si caratterizza per un’abbondante produzione di utensili in selce fortemente influenzati dalle tecniche capsiane, che perfezionate danno luogo alla produzione delle armature di frecce e fa la sua comparsa la ceramica decorata. La presenza di piccole macine testimoniano la nascita dell’agricoltura e del passaggio a un tipo di vita sedentaria. I siti più importanti sono quelli di Jaacha, di Rédeyef, di Moularès e di Sebkhet El Maleh.

Il Neolitico mediterraneo è stato individuato nelle regioni coste settentrionali e orientali del paese. La sua estensione corrisponde più o meno al territorio già occupato dagli uomini ibero-maurusiani. L’apogeo di questa facies culturale si ha circa 5 millenni a.C. Le sue caratteristiche sono l’abbondanza degli utensili in osso, la scarsezza di quelli in pietra e una relativa frequenza della ceramica. I principali giacimenti neolitici sono Kef el Agab e Kel el Guéria.

Nel Cap Bon si ritrovano, in gran numero, le sepolture ipogeiche scavate nei fianchi delle falesie o nelle rocce isolate. Conosciute nel paese con il nome di ghorfa (plurale ghrof), e qualche volta con il nome di Biban, questi ipogei sono stati chiamati dagli archeologi haouanet. Nonostante siano presenti anche in Algeria orientale, questi ipogei, simili a quelli della Sicilia dell’età del Bronzo, sono così caratteristici e numerosi nel nord della Tunisia che gli specialisti di protostoria parlano di un “paese di haouanet”. Molte di queste sepolture, tuttavia, vengono datate al periodo punico. Altri monumenti definiti protostorici sono dolmens e forme derivate, come gli insiemi megalitici della regione di Maktar, tumuli e diverse forme di bazinas.