Il periodo ottomano

Agli inizi del XVI secolo la Tunisia, come il resto dell’Ifriqiya, fu segnata da una profonda crisi e da un’instabilità a causa di vari fattori: la disgregazione del governo degli Hafsidi, l’indebolimento delle società cittadine e sedentarie, la riacquistata autonomia delle tribù. Per la sua posizione nonché per le sue gravi difficoltà, questo paese attirò le mire espansionistiche delle due grandi potenze del Mediterraneo, quelle spagnola e ottomana. Tra queste scoppiò una lunga contesa per il controllo della Tunisia, che si concluse nel 1574 con la vittoria dei Turchi, sostenuti anche dalla politica di scorrerie di corsari come Khair ed-Din.

La Tunisia divenne una provincia ottomana (sandjak), retta da un pascià, quale rappresentante del sultano (da cui era nominato e da cui dipendeva); il pascià era affiancato dal diwan, un consiglio di ufficiali superiori, presieduto dall’agha e preposto ad amministrare il paese. Quest’organo disponeva di una milizia (i giannizzeri, in numero di 3000-4000), comandata dai dey, incaricata di assicurare l’ordine, controllare le frontiere e riscuotere le imposte. La struttura amministrativa comprendeva anche un gruppo di scribi e un kadi-efendi (a capo del corpo giuridico-religioso).

Si trattava in sostanza di una sorta di governo militare che rispettava le istituzioni religiose e le tradizioni locali e interveniva soltanto in caso di problemi riguardanti il fisco, l’ordine pubblico e l’obbedienza ai capi. Sotto questo governo la Tunisia assunse un ruolo distinto rispetto ai paesi limitrofi, presentandosi come una milizia moderna e intrattenendo intense relazioni attraverso il Mediterraneo: da un lato con l’impero ottomano, che oltre a inviare scribi e giannizzeri favoriva l’apertura a un mercato assai ampio e unitario, dall’altro con l’Europa cristiana, da dove provenivano schiavi, mercanti e moneta straniera ottenuta attraverso la corsa e il commercio.

Dalla fine del XVI secolo il governo della Tunisia acquisì progressivamente maggiore autonomia rispetto all’impero ottomano, che viveva un lungo periodo di crisi: i Turchi insediati a Tunisi s’impadronirono infatti del potere attraverso i dey. La situazione della provincia cambiò ulteriormente quando nel 1595 (o 1598) Uthman, uno dei dey, instaurò una sorta di principato; egli assicurò comunque la supremazia turca e militare e i vantaggi tratti dalle attività dei corsari e diede impulso alle iniziative dei sudditi e degli immigrati europei: i Moriscos, che ebbero parte importante nello sviluppo delle attività agricola e artigianale del paese, gli ebrei livornesi installati a Tunisi e i mercanti europei.

Agli inizi del XVII secolo il governo dei dey fu sostituito da quello dei bey muraditi, poi deposti dalla dinastia husseinite.

Uno dei principali teatri degli scontri ispano-turchi (1535-1574) fu il Cap Bon. Nel corso di questi avvenimenti piazzeforti costiere come Kélibia e Hammamet riacquistarono il proprio ruolo strategico.

Durante i secoli della presenza turca venne dislocata una serie di postazioni fortificate (cittadelle, fortini e posti di guardia) lungo le coste del Cap Bon per la difesa del territorio e il sostegno della politica mediterranea della Tunisia, basata principalmente sulla corsa.

La ripresa del Cap Bon fu favorita dall’arrivo dei Moriscos all’inizio del XVIII secolo: essi assicurarono un periodo di stabilità e di sviluppo del territorio grazie alla nascita di nuovi agglomerati e della trasformazione urbanistica di centri come Nabeul, Hammamet e Korba. Inoltre con la presenza di Moriscos nelle pianure occidentali del Cap Bon (in particolare a Grombalia, Belli, Slimène) le campagne si ripopolarono (dopo il sensibile calo demografico di fine età medievale) e venne dato un forte impulso all’agricoltura, grazie all’introduzione di moderne tecniche d’irrigazione e di nuove colture come gli agrumi.