Epoca del Protettorato francese

La storia contemporanea della Tunisia è segnata dalle lotte che il movimento riformista, poco prima del Protettorato fancese, e quello nazionalista, in età coloniale, condussero per difendere l’indipendenza del paese dall’espansione delle potenze europee. Queste, verso la metà del XIX secolo, manifestarono forti interessi non solo di tipo commerciale e finanziario, ma anche militare e politico, senza che la Tunisia potesse contrastarli in quanto attraversata da una crisi profonda.

L’espansione di carattere commerciale, quella iniziale, fu favorita dai trattati con cui Gran Bretagna (negli anni 1863 e 1875) e Italia (nel 1868) stabilirono che il governo tunisino non potesse proibire o limitare l’importazione delle rispettive merci, peraltro esenti dalle tasse locali, diversamente da prodotti locali simili. Di tali privilegi potè godere anche la già favorita nazione francese.

Grazie alla politica dei prestiti seguita dalla Régence presso le potenze europee verso gli anni sessanta del XIX secolo, queste in Tunisia poterono interessarsi anche delle questioni finanziarie. Data l’insolvenza dei bey, Francia, Inghilterra e Italia si accordarono per controllare le finanze della Tunisia e tutelare i propri interessi. Il bey Muhammad al-Sadik istituì quindi nel 1869 la commissione finanziaria internazionale composta da Tunisini e stranieri, ossia il ministero delle Finanze della Tunisia fino al 1884.

 

L’instaurazione del Protettorato

La Francia intanto, alla ricerca di investimenti fuori dai mercati europei (colpiti da un periodo di crisi), rafforzò la sua politica di espansione coloniale che le consentì di occupare la Tunisia adducendo come pretesto delle incursioni berbere in territorio algerino. Il 12 maggio 1881 il bey Muhammad al-Sadik firmò il trattato del Bardo che stabiliva l’egemonia della Francia in Tunisia; con la preminenza francese rispetto alle altre potenze europee il bey poteva trattare con un paese straniero solo con il consenso del governo di Parigi.

L’8 giugno 1883, attraverso la convenzione della Marsa imposta ad Ali bey, la Francia instaurò un protettorato in Tunisia, estendendosi anche alla politica interna, finora rimasta competenza del bey. Le prerogative di quest’ultimo passavano ormai al Ministro-Residente che nel giugno 1885 diveniva Residente-Generale, quindi il capo della Régence. Rispetto ai cinque ministri francesi, quelli tunisini furono ridotti a due. L’amministrazione locale era ancora affidata a capi tunisini, ma sotto la supervisione di funzionari francesi detti controllori civili.

Attraverso una politica di colonizzazione fondiaria la Francia si assicurò il controllo economico del paese. Tra il 1881 e il 1892 essa diede il via a una colonizzazione privata con l’apertura della Tunisia ai capitalisti. Dal 1892 fu promossa un’ulteriore e più ampia colonizzazione, attraverso cui il governo concentrava nelle proprie mani la maggior parte delle terre per venderle poi a prezzi ragionevoli e con facilitazioni di pagamento a cittadini francesi residenti in Tunisia. Questa vasta lottizzazione promossa dalle autorità del Protettorato spinse i coloni stranieri (francesi o italiani) a installarsi anche nella penisola del Cap Bon (ad es. presso Takelsa, Grombalia e Kélibia), dove erano zone fertili e poco popolate.

L’affermazione straniera nel settore dell’agricoltura, quello principale, provocò la crisi di attività come l’allevamento, l’artigianato e il commercio. Si scatenò quindi la reazione dell’élite tunisina contro la penetrazione europea e di gran parte della popolazione contro la presenza francese.

 

Il movimento nazionale tunisino

Questo movimento fece proprie le istanze (governo fondato sulla giustizia, libertà, uguaglianza e insegnamento di tipo moderno) portate avanti dalla politica delle riforme di Ahmed Bey e dei suoi successori prima del Protettorato; quelle erano più vicine a un’élite che alle masse popolari, le quali mal sopportavano i contrasti economico-sociali conseguenti all’instaurazione del Protettorato. Dall’iniziativa di un gruppo di riformisti venne costituita la base per un movimento nazionale. Esso, che spingeva fortemente verso la modernizzazione e l’indipendenza della Tunisia, si sviluppò attraverso tre tappe fra l’inizio del XX secolo e il 1956, rappresentate rispettivamente dal Movimento Giovani Tunisini, dal Destour (la parte liberale costituzionale tunisina) e dal Neo-Destour.

 

Il Movimento Giovani Tunisini

Esso si formò attorno al Tunisien, un giornale francese fondato nel 1907 da ‘Ali Bach Hamba, attraverso il quale si rivendicavano varie istanze, tra le quali: in campo economico, la modernizzazione dell’agricoltura e dell’industria, delle riforme fiscali per contrastare la concorrenza straniera; in quello sociale, l’assunzione di manodopera locale per i lavori pubblici, l’istruzione primaria gratuita e obbligatoria, l’inserimento dei Tunisini, al pari dei francesi, in tutte le cariche amministrative; sul piano politico sostanzialmente la partecipazione dei Tunisini alla vita pubblica per difendere i propri interessi. Questo movimento quindi non rivendicava l’indipendenza del paese. Il malcontento sempre più forte di larga parte della popolazione favorì la nascita di un partito liberale costituzionale tunisino, nazionalista e aperto alle masse popolari. La partecipazione di circa 80000 tunisini alla prima guerra mondiale accanto ai francesi alimentò nel paese la speranza d’indipendenza concessa come ricompensa. La delusione che ne seguì diede un’ulteriore spinta alle aspirazioni nazionalistiche dei tunisini.

 

Il Destour

Dalle fila del movimento nazionalista si formò, nel 1920, grazie ad Abd al-Aziz al-Tha‘alibi, il partito Destūr (in arabo «Costituzione»). Pur auspicando l’indipendenza del paese, esso vedeva come prioritario un regime costituzionale che assicurasse fondamentalmente alla Tunisia, oltre che la divisione dei poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario), il diritto di di autogovernarsi, lasciando la gestione della politica estera alla Francia, secondo il trattato del Bardo. Il Destūr coinvolse tutti gli strati sociali per poter raggiungere questi obiettivi; adottò tuttavia una linea moderata sia nelle riforme, in quanto inserite all’interno del Protettorato, sia nei metodi d’azione evitando mobilitazioni di massa. Per queste ragioni tale movimento si scontrò con un gruppo di giovani tunisini tornati da Parigi dopo anni di studio e di politica attiva tra le fila dei partiti comunista e fascista. Nel 1932 si riunirono attorno ad Habib Bourguiba, autore de L’Action Tunisienne, un giornale in lingua fancese, che spingeva lo schieramento nazionalista verso posizioni più radicali.

 

Il Neo-Destour

Questo gruppo di attivisti fu aggiunto alla commissione esecutiva nel 1933 dal congresso del Destour. Ma le differenti posizioni tra i due schieramenti politici portarono, dietro la spinta del gruppo de L’Action, alla definitiva scissione del Destour durante il Congresso di Ksar Hīlal, nel marzo del 1934. La vecchia commissione esecutiva di questo partito, ritenuta incapace di difendere i diritti e gli interessi del popolo tunisino, fu sostituita da un’altra commissione. La nuova direzione (Bureau Politique) fu costituita dal gruppo de L’Action ed ebbe Mahmud Materi come Presidente e Habib Bourguiba al posto del segretario generale. Le due parti del Destour, denominate Vecchio Destour e Neo-Destour, avevano in comune lo stesso programma, ma non i metodi d’azione. La popolazione, molto insofferente verso il Protettorato, si riconobbe sempre più in quelli del gruppo de L’Action.

Negli anni 1942-43 la Tunisia fu un drammatico teatro di guerra tra lo schieramento anglo-americano e i tedeschi (l’Afrikakorps), che avevano occupato parte del paese e che alla fine capitolarono dopo essersi trincerati nel Cap Bon. Nel giugno 1943 il paese tornò quindi sotto il controllo della Francia.

 

Verso l’indipendenza

Dopo la seconda guerra mondiale, mentre le masse popolari aquistarono una coscienza nazionale più forte, si accese la lotta indipendentista contro il colonialismo francese, a cui diede un importante contributo anche il sindacato UGTT (Unione Generale Tunisina del Lavoro), nato nel 1946. Attraverso questa lotta, divenuta armata agli inizi degli anni ’50, si ottennero l’autonomia interna il 3 giugno 1955 e l’indipendenza il 20 marzo 1956. Il Neo-Destour, guidato da Habib Bourguiba, assunse il compito di formare la nuova Tunisia secondo il progetto di riforme avviato prima del periodo coloniale. Deposto il bey, il 25 luglio 1957 veniva proclamata la repubblica, di cui Bourguiba divenne presidente.