Dall'indipendenza a oggi

 

Il 20 marzo 1956 viene sancita l’indipendenza della Tunisia. Alle elezioni dell’8 aprile, dopo la netta vittoria del Fronte popolare (alleanza elettorale fra il Neo- Destur, l’Union Générale Tunisienne du Travail –UGTT- e alcune formazioni minori), Habib Bourguiba assume la guida del governo. Il 25 luglio 1957 viene proclamata la Repubblica e il consiglio costituzionale attribuisce a Bourguiba le funzioni di Presidente. La natura laica dello stato viene confermata il 1 giugno del 1959 con l’adozione della prima Costituzione repubblicana. Nello stesso anno si tengono, insieme a quelle parlamentari, le prime elezioni presidenziali e viene eletto Bourguiba, unico candidato.

Nei primi anni di governo viene avviato un vasto piano di riforme per modernizzare la società tunisina attraverso la diffusione dell'insegnamento e la promulgazione del Code du statut personnel (Codice dello statuto personale). Con il nuovo codice si ridimensiona notevolmente il potere dei capi religiosi, pur restando l'Islam la religione di Stato (il presidente della Repubblica tunisina deve essere di religione musulmana). Le donne hanno accesso ad uno status insolito per il mondo arabo (divieto della poligamia, necessità di un'età minima e del reciproco consenso per il matrimonio, abolizione del dovere di obbedienza della sposa; è vietato l'uso dell'hijab nelle scuole e alle tunisine è riconosciuto il diritto di voto). Il paese viene diviso in governatorati dotati di un'amministrazione moderna. Si abroga il doppio regime (coranico e civile) nelle scuole, che diventano pubbliche e gratuite, favorendo la scolarizzazione di massa per eliminare lo squilibrio esistente fra città e campagna e fra bambini e bambine. Notevole impulso viene dato anche alla scuola superiore. Anche nel settore giudiziario si abolisce il doppio regime e si instaurano corti giudiziarie civili, ponendo fine all'influenza dei religiosi sulla magistratura. Controcorrente, rispetto ai vicini paesi arabi che stavano uscendo dalla fase coloniale, Bourguiba da la precedenza all'educazione e alla salute, piuttosto che agli armamenti. Dopo una breve fase filocomunista e panaraba, verso la fine degli anni ‘70 l'economia passa nelle mani di un ministro liberale e filo-americano, Hedi Nouira. Habib Bourguiba si distingue anche in politica estera, sostenendo la normalizzazione dei rapporti con Israele, e proponendo all'ONU la creazione di una federazione tra gli stati arabi della regione e lo stato ebraico.

Sul piano economico, a partire dai primi anni 1960 si registra una svolta tendente al rafforzamento dell’intervento statale nell’economia. Nel 1964 furono espropriate le terre di proprietà straniera, provocando forti tensioni con la Francia. Comunque la Tunisia adotta un orientamento filoccidentale, sviluppando cauti rapporti anche con i paesi del blocco comunista. Nel 1970 il nuovo primo ministro Hadi Nuwayra promuove una politica economica di orientamento liberista, mentre si consolida il carattere autoritario del regime; nel 1974 Bourguiba è eletto presidente del partito a vita e nel 1975 presidente della Repubblica a vita.

Alla fine degli anni ’60, intanto, nasce l'Associazione di salvaguardia del Corano, ostile alla laicità e al CSP e ideologicamente affine ai Fratelli Musulmani, che sarà all'origine del partito Ennahdha.

Dopo una fase di crescita, la seconda metà degli anni 1970 è segnata dall’emergere di gravi difficoltà economiche, con una lunga fase di aspre tensioni sociali e la costituzione di due formazioni di orientamento progressista, il Movimento per l’unità popolare (MUP) e il Movimento dei democratici socialisti (MDS), che affiancano il Partito comunista tunisino (PCT) nell’opposizione clandestina al regime. Dopo la sostituzione di Nuwayra con Muḥammad al-Mzali (1980), si svolgono elezioni multipartitiche nel 1981, ma il Fronte popolare ottiene il 95% dei voti. Negli anni successivi peggiora la crisi politica ed economica e si radicalizza lo scontro fra il governo e l’opposizione degli integralisti islamici.

Nel 1987 l’anziano Bourguiba viene dichiarato incapace di governare per motivi di salute e rimosso. La sua carica è assunta dal ministro Zina Ben Ali. Nonostante la volontà più volte espressa di avviare una stagione di riforme e di confronto democratico, la censura della libertà di stampa, gli arresti arbitrari e il crescente ricorso alla tortura chiudono progressivamente ogni spazio alla discussione creando un clima di forte intimidazione nel paese. Dopo il trionfo elettorale di Ben Ali alle presidenziali del 1994, si intensifica la personalizzazione del potere. In politica estera l’avvio del processo di pace in Medio Oriente, favorisce l’inizio di una lenta e faticosa normalizzazione dei rapporti tra la Tunisia e Israele. Nel 1999 Ben Ali viene riconfermato per il suo terzo mandato in maniera plebiscitaria e ottiene lo stesso risultato anche nelle elezioni del 2004 e del 2009. Nel 2011, a seguito di violenti tumulti popolari, il presidente ha abbandonato il paese e gli è subentrato Fouad Mebazaa. Alle prime elezioni libere svoltesi nel Paese il 23 ottobre 2011 per eleggere i 217 membri dell'Assemblea costituente incaricata di stabilire una nuova forma di governo hanno partecipato 81 partiti politici nati dopo la caduta di Ben Ali, i più importanti dei quali sono il partito islamista moderato Ennahdha guidato da R. Ghannouchi e la formazione di centrosinistra denominata Partito democratico progressista. Le consultazioni hanno sancito la vittoria di Ennahdha, che ha ottenuto oltre il 40% delle preferenze. Il 10 dicembre l'Assemblea nazionale costituente ha approvato una Costituzione provvisoria che permetterà di designare un nuovo organo di governo; essa resterà in vigore fino alle elezioni generali, che dovrebbero svolgersi entro un anno, e alla promulgazione di una Costituzione definitiva. Il leader dell’opposizione M. Marzouki (partito Congresso per la Repubblica) è diventato il primo presidente liberamente eletto dalla Tunisia.