I mosaici del Cap Bon

Le indagini archeologiche effettuate nei siti del Cap Bon hanno riportato alla luce numerosi pavimenti in mosaico appartenenti a dimore lussuose di tipo urbano, a villae rusticae o maritimae, oppure a monumenti pubblici, generalmente di tipo termale. Gli insiemi musivi più ricchi appartengono a un’epoca caratterizzata da un certo benessere economico, collocabile tra il III e l’inizio del V secolo d.C.

I mosaici della Maison des Nymphes a Neapolis-Nabeul, scoperte casualmente alla fine degli anni ’60 del XX secolo, in occasione della costruzione di un hotel, rappresentano un esempio della qualità e del virtuosismo dei mosaicisti in attività durante questo ambito temporale. Le scene figurate di questi mosaici, oggi conservati nel museo di Nabeul, appartengono a un repertorio classico che attinge dalla mitologia antica e si ispirano a temi greco-ellenistici.

Nel corso del V secolo, in epoca vandalica, si afferma nel Cap Bon una nuova scuola di mosaicisti che introduce processi tecnici innovativi in grado di soddisfare committenze importanti, provenienti da una clientela diversificata, borghese o modesta. Questa tendenza è frutto delle trasformazioni sociali avvenute durante il periodo vandalico e dell’affermarsi del cristianesimo fra le popolazioni delle città e delle campagne.

La pratica, autorizzata, di seppellire i defunti all’interno delle chiese, diede vita alla produzione di mosaici funerari che coprivano le tombe dei fedeli. Nel Cap Bon questo tipo di produzione non era riservata al solo contesto funerario. Nella basilica di Demna-Wadi Ksab, per esempio, è stata ritrovata una vasca battesimale decorata con mosaici eseguiti da un atelier locale e pavimenti musivi decorati con scene figurate sono attestate in dimore private di Clipea-Kelibia (V-VI secolo). Esse sono ispirate alle attività “signorili” che si praticavano nelle grandi tenute rurali, particolarmente in età tardoantica, come l’allevamento dei cavalli o la pratica di differenti tipi di caccia, molto apprezzati e favoriti per l’esistenza di una fauna selvatica nelle campagne che circondavano le città antiche del Cap Bon.

L’epoca bizantina segna la fine della originalità della produzione musiva locale. I mosaici pavimentali “bizantini” riportati alla luce dagli scavi archeologici, attestano l’intervento di ateliers, forse cartaginesi, che tendono ad uniformare i decori e a standardizzare i procedimenti tecnici Nella chiesa rurale di Tafekhsite, per esempio, i pavimenti del livello bizantino sono una testimonianza importante di questo nuovo contesto artistico che ha prevalso sino alla fine dell’antichità e all’inizio dell’epoca arabo-islamica. Durante il Medioevo e l’epoca moderna le tendenze estetiche privilegiano l’astrattismo e l’arabesco nel decoro architettonico dei luoghi di culto islamico. Anche l’arte figurativa intrisa di modelli antichi non è sopravvissuta se non nelle arti minori o nei contesti profani.