La ceramica di Nabeul

La produzione di ceramica che attualmente rappresenta un settore chiave dell’artigianato del Cap Bon, ha origini antiche, confermate da scoperte recenti, che datano le prime produzioni intorno al III-II secolo a.C. Nei dintorni di Nabeul sono stati individuati dei forni, databili all’epoca romana, utilizzati per la cottura di laterizi e anfore. Era, dunque, una produzione mirata alla realizzazione di contenitori adatti a contenere le derrate agricole del Cap Bon destinate all’esportazione, quali l’olio, il vino e i prodotti della pesca. Durante il Medioevo la produzione ceramica destinata all’esportazione e al trasporto dei prodotti agricoli conosce una fase di regresso, anche se è probabile che si producesse ceramica comune (vasellame e da recipienti da cottura).

Nel XV secolo vasai provenienti da Jerba introdussero a Nabeul la loro arte ceramica: questi artigiani, installatisi ai confini dell’agglomerato urbano, furono attirati dalla presenza di importanti cave d’argilla, il cui sfruttamento risale all’Antichità. Nel XVII secolo la famiglia di origine spagnola dei Kharraz introdusse l’utilizzo delle vernici a base di piombo che contraddistinguono ancora oggi la ceramica di Nabeul. Dopo lo sviluppo dell’industria turistica i vasai si sono orientati verso una produzione legata ai gusti della clientela straniera.

A partire dalla fine del XIX secolo questa ceramica, detta “motli”, ha visto crescere la sua fama, grazie alla vastità della sua produzione e alla varietà dei suoi modelli, spesso di ispirazione antica o medievale. Apprezzata per i suoi colori giallo e verde e per i suoi decori, essa è divenuta uno dei simboli del Cap Bon artigianale.

Sono note e apprezzate anche le piastrelle per i rivestimenti murari , le “zliz”, eredi degli Azulejos spagnoli, che decorano patii e fontane di palazzi nobili e dimore borghesi. Presentano decorazioni con fiori e calligrafia, ispirate alle tradizioni degli arabo-musulmani.