Tubernuc-Tébournouq


Description: 

Il sito è dislocato nella fertile vallata dell’oued Masri, alle pendici del Jebel Haj-Jemma, in seno al centro moderno di Tébournouq (Tbornoq).

Riconosciuto già come centro antico da Victor Guerin nel 1862 Tubernuc è stato fatto oggetto di scavi da R. Lantier e L. Poinssot nel 1919. Ulteriori scavi sono stati intrapresi a partire dalla fine degli anni novanta del XX secolo e al principio del XXI da T. Ghalia.

Il sito archeologico si incentra su una piazza (il foro), nucleo della parte monumentale della città antica.

La piazza forense lastricata, rettangolare, orientata lungo l’asse maggiore NNO/SSE, è di modeste dimensioni (m 16 x 13), circondata da portici in origine su tre lati.

Sul lato breve nord occidentale della piazza si eleva, preceduto da una scalinata  il capitolium, su podio,  con un pronao e tre celle, maggiore quella centrale e minori le due laterali, per le statue di Giove capitolino, Minerva e Giunone.

Le ristrutturazioni bizantine e arabe non consentono una puntuale lettura degli edifici che gravitavano sul lato sud occidentale del foro, mentre si attende la prosecuzione degli scavi per comprendere lo sviluppo planimetrico delle strutture sul lato opposto.

L’accesso al foro era sul lato breve sud orientale con una porta, ancora oggi conservata, che presenta sul concio di chiave dell’arco a tutto sesto un ramo di miglio a rilievo, segno di una sodalità, cui apparteneva l’evergete che curò tale opera.

Un cardo, orientato NNO/SSE, consentiva di accedere al foro, mentre un decumanus recava  a ENE verso le terme solo parzialmente scavate e il cui accesso doveva avvenire direttamente dalla piazza forense.

Il cardo d’accesso al foro disimpegnava sul lato occidentale una serie di ambienti, frutto di ristrutturazioni di età tardo antica o bizantina, tra i quali si evidenzia un architrave in calcare con la dedica ad un personaggio anonimo, rector rei publicae N[---], forse relativo alla non lontana res publica N[eferitana]  o alla più importante  res publica N[eapolitana] .

In prosecuzione del suddetto cardo si giunge ad un sistema di sbarramento di una fonte, le cui acque era convogliate in un bacino ed erano incanalate.

La fortezza bizantina, a pianta trapezoidale, con quattro torri angolari,  recupera l’intero impianto forense, riutilizzando il capitolium incluso nel settore nord occidentale della fortezza. L’opera bizantina si distingue, soprattutto nelle torri laterali settentrionale e nord occidentale per l’accuratezza dell’opera e per la realizzazione di un vano ipogeo di ognuna di queste due torri.

La moschea  a pianta quadrata, con l’ambiente suddiviso in navate da quattro pilastri, e dotato di mirhab semicircolare, è preceduta da un portico e da una corte scoperta. 

Interprétation: 

Tubernuc rivela nel toponimo, mantenuto sino a oggi nella forma Tébournouq, l’origine libica dell’insediamento.

Indubbiamente la comunità autoctona fu profondamente acculturata durante il periodo punico, come desumiamo dall’esistenza a 200 metri a nord del complesso forense di un gruppo di stele votive, caratterizzate da simboli punici e da iscrizioni latine, relative ad un santuario di Saturno, interpretatio romana del dio cartaginese Baal Hammon

Nouvelles historique-critiques: 

La città di Tubernuc è documentata in una base di statua dedicata probabilmente all’imperatore Marco Opellio Severo Macrino (217 /218 d.C.) dallo splendidissimus ordo Municipi Tubernuc(ensis), che si dichiara devotus numini maiestatique eius.

L’epigrafe attesta l’avvenuta costituzione municipale di Tubernuc al tempo di Macrino e l’esistenza dello splendidissimus ordo (decurionum), ossia del senato municipale.

La data di costituzione del municipio è incerta, anche se va esclusa l’ipotetica identificazione di Tubernuc, sostenuta da Theodor Mommsen,  con l’oppidum civium romanorum Thuburnicense, citato da Plinio il Vecchio, che va riconosciuto in Tuburnica, nella media valle della Mejerda, come documentato da una epigrafe, scoperta dopo la identificazione proposta dal Mommsen.

Lo sviluppo della città in età tardo antica è documentato, oltreché dall’archeologia, da una serie di iscrizioni rinvenute nel centro. Nell’area forense si è individuata una base di statua dedicata a Costantino, della libertà pubblica, probabilmente dopo la vittoria di Ponte Milvio su Massenzio. Dalle terme del foro proviene una dedica a Costantino II Cesare (poi reinscritta con l’indicazione di Augusto, dopo il 9 settembre 337): la dedica è inusualmente compiuta dai quattro prefetti del pretorio in carica verso la fine del regno di Costantino.  Sotto Graziano e Valentiniano II (378 / 379) fu restaurata una vasca delle terme estive (verosimilmente quelle del foro).

Problematica è l’attestazione di una sede episcopale basata sulla menzione di un episcopus a Tuburnice nel concilio cartaginese del 411 e  sulla sottoscrizione da parte di un altro episcopus Tuburnicensis dell’epistola sinodica del 646.

In età bizantina Tubernuc fu un importante centro militare del territorio come desumiamo dalla grandiosa fortezza, impiantata nell’area del forum e del capitolium, fra il 578 e il 582, sotto Tiberio II, come documenta l’iscrizione commemorativa dell’opera.

L’occupazione del centro prosegue in epoca araba con l’impianto, nel settore sud occidentale della fortezza,  di una moschea del IX secolo. Una iscrizione sciita dell’XI secolo documenta la presenza in loco di questa minoranza islamica in Tunisia.